Consigli di lettura – Estate 2020 (prima parte)

Ogni lettore sa che l’estate porta con sé un modo diverso di vivere il rapporto con le storie e le narrazioni dei libri che incontra.
Non necessariamente si ha più tempo a disposizione, ma di sicuro lo si scandisce con ritmi diversi.

Psicologicamente parlando, la scelta dei titoli e degli autori che mettiamo in valigia definisce in buona misura il mood con cui ci approcciamo alla villeggiatura, frutto di motivazioni, pensieri e accadimenti con cui siamo giunti fino a qui.
Per molti sarà finalmente il momento dei grandi recuperi, per altri coinciderà con ritmi più lenti. Non ci interessa, non è una gara di bravura: l’importante è leggere e scegliere di farlo.

Nel post di oggi vi racconto le mie letture della prima parte dell’estate, quella trascorsa ancora in città.

Il conte di Montecristo

Alexandre Dumas – Feltrinelli, 2012

Iniziamo con un capolavoro.
Lo so, questo termine è fin troppo abusato nel mondo editoriale, ma in questo caso non mi pongo alcun limite al suo impiego: lo è per davvero.

Ho trascorso tutte le estati della mia infanzia e adolescenza all’Isola d’Elba, osservando da lontano l’isolotto di Montecristo e fantasticando sulla sua vegetazione, sulla sua ricchezza, senza saperne assolutamente nulla.
A fine maggio ho deciso che fosse arrivato il momento di saperne finalmente di più e di affrontare il romanzo che inevitabilmente me lo ricordava. Ho scelto di ascoltarlo integralmente in audiolibro, rileggendo poi alcuni passaggi significativi nella mia edizione cartacea.

De Il conte di Montecristo non si descrive la trama: si racconta un’esperienza.
Richiami al mondo classico, emozioni portate all’estremo, lettura minuziosa del comportamento altrui, maestosità dei paesaggi, codici morali e sociali discutibili eppure affascinanti.

Un viaggio e una redenzione, un’ingiustizia e un’ossessione.
Con le parole di Dumas: attendere e sperare.
Arriverà il momento in cui vi sentirete chiamati da Edmond Dantès, e sarà meraviglioso.

Il tempo che resta

Michelle Grillo – Alessandro Polidoro Editore, 2020

Un romanzo breve ma decisamente intenso, che racconta la connessione tra un contesto familiare, educativo e culturale sfavorevole e le scelte di vita.

Si parla di salute mentale e di traumi rimossi, ai quali la protagonista – ospite in una struttura psichiatrica – tenta di accedere con il supporto di una terapeuta EMDR.
Ho sentito forte il richiamo al mondo di Elena Ferrante: la povertà emotiva delle relazioni, la violenza nelle sue forme più diverse, la minuziosa descrizione del tempo passato in opposizione al disorientamento del presente.

L’autrice riesce, in poche pagine, a restituire l’intensità di un sistema carico di sofferenza, coinvolgendo il lettore senza mai ricorrere a spiegazioni didascaliche o a una narrazione lineare.

Morti ma senza esagerare

Fabio Bartolomei – E/O, 2020

La bravura di Fabio Bartolomei era già una certezza, ma la sua capacità di affrontare con ironia e delicatezza un tema così faticoso in poco più di cento pagine è stata una conferma preziosa.

Vera perde i genitori in un terribile incidente stradale e, dopo il funerale, tenta di tornare alla sua vita. Non le sarà permesso: il mattino seguente mamma e papà sono di nuovo in casa con lei, pronti a servirle il caffè.

Tra non detti, paradossi ed emozioni esplosive, Bartolomei ci chiede di confrontarci con la perdita e con la parola fine.
Speriamo con Vera fino all’ultimo, ci imbarazziamo con lei, ma soprattutto le crediamo. Perché di legittimazione e di comunicazione abbiamo bisogno per tutta la vita.

La strada di casa

Kent Haruf – NN Editore, 2020

Siamo tornati a Holt, per l’ultima volta.
La polvere, i lampioni, Main Street, gli sguardi degli abitanti: è tutto ancora lì, a rassicurare il lettore affezionato.

Eppure, sin dalle prime pagine, ci rendiamo conto di una differenza importante: il movimento, l’azione.
Se ho spesso descritto Haruf con l’espressione “non succede quasi nulla, eppure è tutto meraviglioso”, qui questo vale solo in parte.

Jack Burdette è l’elemento perturbante del sistema di relazioni di Holt, colui di cui tutti hanno sentito parlare e che improvvisamente sceglie di tornare, dopo anni di assenza.
I punti di vista sono molteplici e l’alternanza tra passato e presente costruisce immagini vivide e profonde.

Un finale che ho amato: sorprendente e inevitabile insieme. Stare o andare, Holt provoca sempre questo.

Fino all’alba

Carole Fives – Einaudi, 2020

Una donna single, una madre sola, una freelance non più al passo con il mercato del lavoro, schiacciata tra il bisogno di andare avanti e il desiderio di fermarsi.

Pagina dopo pagina ci sentiamo soffocare insieme a lei: siamo con lei ai giardinetti, nelle notti di lavoro, nei tentativi di costruire nuove relazioni.
Cerca l’amore, ma soprattutto l’amore verso se stessa, quello che emerge nelle passeggiate notturne in una Lione che diventa coprotagonista del romanzo.

Non è una donna che si accontenta, né una perfezionista che chiede troppo: è semplicemente una persona lasciata sola nel momento più duro della sua vita.
Un romanzo breve e potente, da leggere senza esitazioni.

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Valeria Locati