Canta, spirito, canta

Jesmyn Wand, NN 2019

Non è impresa semplice tradurre in significati intelligibili ciò che si prova durante la lettura di questo volume. Dalla preziosità della copertina alla magia con cui le pagine scorrono a quel piccolo nodo interno che si installa per mano dei personaggi e irradia calore e struggimento grazie al sovrapporsi dei livelli di lettura.

Siamo nel Mississippi, viviamo la contemporaneità fatta di povertà, stupefacenti, cibo che trasuda grasso, sneakers di seconda mano e patologie dell’attaccamento con le figure genitoriali in una famiglia il cui deficit è costituito da quella generazione di mezzo che dovrebbe invece mostrarsi solida e affettivamente accessibile.

I ruoli sono ribaltati, i figli devono bastare a loro stessi e sono chiamati a crescere velocemente, ma contemporaneamente permettere che il rapporto con qualcosa di ancestrale, di ontologicamente significativo possa prendersi il tempo necessario a sedimentare e a lasciar andare.

Tra spiriti, rappresentazioni, lodi al mondo animale e biasimi alla ferocia del razzismo umano il lirismo di questo libro non lascerà tranquilli per molto tempo, anche dopo aver riposto l’opera sullo scaffale della libreria.