Catene di facebook, odori, ricordi ed emozioni: come funziona la memoria olfattiva?

Ciclicamente Facebook e gli altri social danno vita a contest, sfide e challenge dalle regole più disparate, che poi ogni partecipante interpreta a modo proprio – un po’ come accadeva con il vecchio telefono senza fili, in cui il bello non era ripetere esattamente la frase originale, ma vedere come si trasformava passando di orecchio in orecchio.

In questi giorni, sulle bacheche degli utenti compaiono moltissime fotografie del passato: immagini recuperate da vecchie scatole di latta o di scarpe, riemerse perché qualcuno ha “nominato” un amico nella sfida. Le modalità, ammetto, non mi sono del tutto chiare: foto di quanti anni fa? Con quale criterio? Serve essere invitati o si partecipa liberamente?

Al di là della coerenza con lo scopo originale della sfida – su cui non mi soffermo – ciò che mi interessa osservare è l’effetto emotivo che queste immagini provocano: la potenza del ricordo e il suo impatto sul nostro benessere psicologico.

Il potere dei ricordi… soprattutto quando passano dal naso

Scorrendo le foto di amici d’infanzia e conoscenti con cui spesso condivido solo aspetti professionali, mi sono ritrovata a riflettere sul mio personale rapporto con la memoria.

Non sono mai stata un’appassionata fotografa: non per snobismo, ma perché il mio modo preferito di “fermare un attimo” è sempre stato un altro… l’olfatto.

Molti di noi hanno una sorta di “archivio interno” composto da odori, fragranze, profumi, sentori più o meno riconoscibili. Un archivio che si costruisce nel tempo e che può riportarci in un attimo a un ricordo preciso, con una forza che spesso le immagini non possiedono. 

Perché gli odori evocano ricordi così intensi?

Secondo la psicologia dello sviluppo, la memoria olfattiva è la più antica: permette al neonato di riconoscere la madre prima ancora della vista o dell’udito.

Nel nostro cervello, gli odori vengono elaborati dal bulbo olfattivo, situato accanto all’ippocampo, la sede della memoria episodica. Questa vicinanza fa sì che odori ed esperienze si intreccino profondamente, attivando emozioni ogni volta che torniamo a percepire quella particolare fragranza.

Uno studio della Rockefeller University mostra che:

  • dopo un anno, i ricordi olfattivi mantengono l’80% della loro intensità
  • ricordiamo il 35% di ciò che annusiamo, a fronte del:
    • 5% di ciò che vediamo
    • 2% di ciò che sentiamo
    • 1% di ciò che tocchiamo

Ecco perché la memoria olfattiva è così resistente e difficilmente modificabile.

Dal marketing alla quotidianità: come sfruttiamo gli odori

Se ci pensiamo, comprendiamo perfettamente perché brand e aziende puntino tantissimo sul mondo delle fragranze:

  • libri profumati per bambini (spesso più apprezzati dai genitori!)
  • prodotti per il corpo con fragranze molto riconoscibili
  • additivi “profuma bucato” assolutamente superflui… ma irresistibili per il nostro cervello emotivo

Tutto questo perché gli odori attivano ricordi e sensazioni, anche quando non ce ne rendiamo conto.

Il ruolo degli odori in psicologia

In psicoterapia – soprattutto quella narrativa ed esperienziale – l’olfatto è uno strumento potentissimo.

Essendo connesso direttamente alle aree emotive profonde del cervello, può:

  • riattivare ricordi dolorosi che pensavamo rimossi
  • avviare processi di elaborazione importanti
  • facilitare la narrazione personale
  • sbloccare emozioni difficili da verbalizzare

Per questo, durante la mia formazione in psicoterapia sistemica, ci venne proposto un gioco straordinario: Le Loto des Odeurs, la “tombola degli odori”. Piccoli contenitori da annusare, ognuno con un aroma specifico.

Da quegli stimoli si possono creare percorsi:

  • terapeutici
  • didattici
  • ludici
  • esperienziali

che coinvolgono profondamente e aprono spazi nuovi di consapevolezza.

Magari un giorno assisteremo a una sfida social basata proprio sugli odori.

Sarebbe curioso, coinvolgente, e certamente molto… umano.