Chi sono i bambini gifted e come riconoscere il loro potenziale?

Intervista alla Responsabile Clinica dell’AISTAP (Associazione Italiana per lo Sviluppo del Talento e della Plusdotazione)

La prima cosa che si impara studiando statistica è la cosiddetta curva di distribuzione normale o gaussiana: una rappresentazione a campana che descrive la distribuzione di un fenomeno nella popolazione. La punta centrale rappresenta la media, mentre le “code” laterali indicano i casi che si discostano da essa.

Quando psicologi, insegnanti o genitori valutano le capacità e i comportamenti di bambini e ragazzi, fanno spesso riferimento – consapevolmente o no – a una simile idea di normalità. In genere, però, l’attenzione si concentra soprattutto su ciò che è sotto la media: difficoltà, ritardi, comportamenti problematici.

Eppure esiste anche l’altra estremità della curva: quella composta da bambini con capacità superiori alla media, dotati di un funzionamento cognitivo sorprendente. La comunità scientifica definisce questa condizione giftedness o plusdotazione.

Chi sono i bambini gifted?

Per rispondere a questa domanda abbiamo intervistato la dott.ssa Sara Peruselli, psicologa e psicoterapeuta sistemico-relazionale, dottore di ricerca in psicologia e responsabile clinica dell’AISTAP.

Che cosa significa essere “gifted”?

La definizione a cui AISTAP fa riferimento è quella del Columbus Group (1991):

“La plusdotazione è una dissincronia dello sviluppo nella quale elevate capacità cognitive e una grande intensità di funzionamento si combinano per formare esperienze interiori e consapevolezza differenti dalla norma. Questa peculiarità rende i bambini plusdotati particolarmente vulnerabili, per cui necessitano di interventi e strumenti adeguati per sviluppare appieno il loro potenziale.”

Secondo la dott.ssa Peruselli, i concetti chiave sono:

  • capacità cognitive molto superiori alla media
  • sensibilità elevata
  • pensiero rapido, divergente, arborescenteprofonda comprensione del mondo e delle regole sociali
  • sviluppo emotivo non sempre allineato alla maturità cognitivo
    Semplificando: un bambino gifted è un bambino con un QI molto alto o con un talento marcato in una o più aree (musica, arte, leadership, motricità, ecc.).

Quanti sono?

Le stime internazionali indicano una prevalenza tra il 2% e il 5% degli studenti. Tuttavia ogni caso va osservato individualmente, poiché la plusdotazione può presentarsi in forme e combinazioni molto diverse.

Come si riconosce un bambino gifted?

Riconoscerli non è semplice, ma neppure impossibile. In genere:

  • Le famiglie richiedono una valutazione a fronte di difficoltà scolastiche, relazionali o emotive, oppure per segnali di precoce sviluppo.
  • Gli insegnanti possono individuare comportamenti o abilità fuori dal comune, ma necessitano di formazione specifica.

La valutazione viene effettuata da professionisti attraverso test standardizzati, tra cui quelli per la misurazione del Quoziente Intellettivo. Il QI da solo, però, non basta: va inserito in un quadro più ampio che considera funzionamento emotivo, relazionale e scolastico.

Miti da sfatare

Non tutti i gifted sono “piccoli geni” che vanno bene a scuola. Esistono infatti diverse tipologie:

  • Lo studente di successo: rapido, autonomo, appassionato.
  • Lo studente provocatore: mette in atto comportamenti problematici.
  • Lo studente invisibile: si adatta alle aspettative e nasconde il proprio potenziale.
  • Lo studente a rischio: si sente diverso e non compreso.
  • La doppia eccezionalità: gifted con DSA o altre difficoltà.

Uno dei principali problemi nasce proprio dalla mancata identificazione.

I bambini gifted non sono il prodotto di genitori “stimolanti”: spesso imparano autonomamente a leggere o scrivere prima dell’età prevista, seguendo curiosità e motivazione interne.

Cosa succede dopo la valutazione?

Scoprire di appartenere a una minoranza può aiutare a dare un senso a molte esperienze, ma non sempre basta per stare meglio.

Le difficoltà più frequenti riguardano:

  • il rapporto con i pari, spesso percepiti come “lenti”
  • temi complessi affrontati troppo presto (vita, giustizia, morte)
  • differenza tra maturità cognitiva ed emotiva (dissincronia)
  • aspettative dei genitori e della scuola
  • senso di solitudine o incomprensione

Esiste un fattore genetico?

La ricerca evidenzia una componente ereditaria, ma la genetica non basta: il talento si sviluppa solo se l’ambiente offre condizioni adeguate.

Lavorare sulle risorse, indipendentemente dalla dotazione di partenza, è essenziale per migliorare il benessere del bambino.

Cosa può fare un genitore?

Secondo la dott.ssa Peruselli:

  • Rivolgersi a professionisti specializzati per una valutazione qualificata.
  • Confrontarsi con altri genitori: AISTAP organizza gruppi e attività.
  • Chiedere supporto alla scuola e agli insegnanti.
  • Ricorrere, se necessario, a percorsi psicologici o di sostegno.
  • Accettare che ogni bambino gifted è diverso e ha un proprio stile di apprendimento e di vita.

Il ruolo di AISTAP

AISTAP nasce nel 2010 per:

  • far conoscere la plusdotazione
  • offrire supporto clinico e scolastico
  • promuovere ricerca e formazione
  • creare reti professionali internazionali

In Lombardia è presente a Pavia (Atelier delle Relazioni) e a Milano (Centro Metafora).