Come trovare lavoro nel mondo social e della comunicazione digitale

Intervista a Diego Di Donato, Social Media Manager dell’Università Bicocca di Milano

Scegliere una facoltà universitaria può essere un momento della vita – o un incrocio, per usare il linguaggio di questo blog – molto delicato: ricco di responsabilità verso il futuro e di desiderio di affermazione personale. È naturale valutare i settori di interesse pensando subito alle prospettive lavorative, tralasciando tutto ciò che potrà essere appreso durante il percorso accademico.

Eppure tra lezioni, conoscenze, esperienze e aggiornamenti continui, si sviluppano competenze preziose: sia tecniche, sia legate alle soft skills, sempre più richieste nel mondo del lavoro.
Una grande ricchezza del periodo socio-culturale attuale è infatti la possibilità di creare opportunità, anche partendo da percorsi non lineari.

Uno degli ambiti più rappresentativi di questa trasformazione è quello del web, della comunicazione digitale e dei social media. Se pensiamo al modo in cui oggi condividiamo contenuti – attraverso blog, Facebook, Instagram, LinkedIn, Twitter, Snapchat e altre piattaforme – ci accorgiamo che questi strumenti non solo amplificano la comunicazione, ma la rendono accessibile a tutti.

Proprio per sfatare il mito secondo cui il social media management sarebbe un’attività da svolgere “nei ritagli di tempo” e per raccontare come sia possibile costruire una professione innovativa anche a partire da studi psicologici, Una Psicologa in Città Milano ospita oggi Diego Di Donato, dottore in Psicologia e Social Media Manager dell’Università Bicocca di Milano.

 

Come sei arrivato in Bicocca e qual è stato il tuo percorso?

«Sono arrivato in Bicocca nel 2009 senza avere un’idea precisa delle mansioni che avrei svolto, ma con la consapevolezza delle mie competenze maturate tra psicologia, comunicazione e marketing. Quando mi è stato proposto l’inserimento nel team della redazione web è stata una grande soddisfazione: prima mi sono occupato di attività istituzionali, poi abbiamo iniziato a sperimentare».

Come hai costruito il tuo ruolo così innovativo?

«L’ondata “social” era appena arrivata in Italia e, essendo in un gruppo giovane e intraprendente, abbiamo colto l’opportunità di comunicare con gli studenti in un modo più immediato e coinvolgente. Abbiamo aperto profili e pagine sui principali social network studiandone prima potenzialità e criticità, differenziando i messaggi in base ai destinatari».

«Per me essere social media manager significa soprattutto gestire una comunità di persone. Le piattaforme sono strumenti: il cuore restano le relazioni, le emozioni, il dialogo. Per questo rispondiamo, chiediamo, commentiamo, utilizziamo live streaming e raccontiamo belle storie che coinvolgono ogni giorno la nostra audience».

Quali numeri compongono la vostra community?

«La community cresce ogni anno, soprattutto durante il periodo delle immatricolazioni. Oggi abbiamo:
– 53.000 utenti su Facebook
– 13.000 su Twitter
– 49.000 su LinkedIn
– 7.000 su Instagram
– circa 500 visualizzazioni per ogni storia su Snapchat».

Snapchat è davvero utile per un’università?

«Assolutamente sì. Snapchat ha riportato il social a una dimensione più umana, basata sulla memoria: i contenuti spariscono, e quindi vengono ricordati. È un canale immediato, giocoso, molto vicino al linguaggio dei più giovani. Grazie ai filtri e alla brevità dei messaggi riusciamo a raccontare la vita universitaria in modo informale e coinvolgente».

Il social media manager contribuisce anche all’orientamento universitario?

«Non è lo strumento principale, ma sicuramente ha un ruolo importante nella comunicazione e nell’orientamento. Molti atenei lavorano sui social, ma noi cerchiamo di distinguerci adottando toni diversi a seconda della piattaforma: più istituzionale su Facebook, Twitter, LinkedIn e YouTube; più giovane su Instagram e Snapchat».

Molti credono che il tuo lavoro non sia un “vero lavoro”. Cosa rispondi?

«È una percezione diffusa, forse perché i social manager amano quello che fanno e spesso si divertono. Nel mio caso, la passione per la fotografia si integra perfettamente con il lavoro sui social e probabilmente contribuisce al successo del canale Instagram di Bicocca.
La sfida più importante è mantenere un equilibrio: il mondo social è pervasivo e serve una “via di fuga”, un’attività personale che aiuti a tenere la giusta distanza».

Un consiglio per chi sogna di diventare social media manager?

«Imparare da chiunque. Assorbire ciò che arriva dal mondo digitale e da quello reale, trasformare i problemi in opportunità, puntare all’ottimo ma restare pragmatici. E soprattutto: coltivare una passione che resti al di fuori del lavoro, perché lo stress è dietro l’angolo».

 

Ora tocca a voi: lasciate un commento, raccontate la vostra esperienza o fate una domanda a Diego direttamente qui sotto o sui social di Una Psicologa in Città Milano.