Se il problema è sempre l’altro, se lo straniero è sempre l’altro, prima o poi, in un immaginario cerchio della vita e delle distanze, lo straniero saremo noi.
Cosa accadrebbe se improvvisamente perdessimo la nostra identità? Se le nostre origini così salde e definite, di popolo ricco, privilegiato e benestante scomparissero in favore di un’immagine differente, primordiale, incredibilmente lontana da ciò che chiamiamo abitudine e appartenenza?
L’autore, in un libro che travolge e sconvolge, racconta la storia di un quattordicenne che in occasione della foto di rito del suo compleanno trova impressa nella polaroid scattata dal padre l’immagine di un uomo del passato, dalla pelle scura e dai tratti somatici corrispondenti ad un’altra etnia. Da quel momento in poi, atterrito dalla paura, si richiude in sé ed entra in un vortice di isolamento paradossale dal quale potrà affrancarsi solo accogliendo l’assunto che nessuna superiorità morale o fisica può classificare il genere umano.
Una narrazione avvincente e sofisticata, un invito al rifiuto del populismo demagogico, un inno alla compassione e alla ricerca del vero sé.
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