I Fidget Spinner, lo stupore degli adulti e la costruzione della realtà: perché abbiamo bisogno di un antistress?
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Come scrivevo altrove, stare a contatto con gli adolescenti nelle scuole è un grande privilegio: permette un aggiornamento continuo sui modi di dire, di pensare, sulle rappresentazioni del mondo e sulla velocità con cui colgono i cambiamenti. Hanno una capacità sorprendente di essere sempre informati sulle novità e di spiegarle agli adulti che, spesso, “non ce la fanno” a stare al passo.
Qualche giorno fa, durante un colloquio allo sportello di ascolto di una scuola superiore milanese, un ragazzo mi racconta delle sue difficoltà di concentrazione nello studio pomeridiano. Mentre parla, sento un rumore meccanico e ripetitivo, a tratti fastidioso. Immagino inizialmente che stia muovendo una gamba contro il tavolo, ma quando gli chiedo cosa faccia per rilassarsi mi risponde entusiasta:
«Oltre a questa?», facendo roteare tra le dita un oggetto di metallo che sembrava potermi arrivare in faccia da un momento all’altro.
È così che scopro da lui – con grande fierezza da parte sua – il Fidget Spinner.
Che cos’è un Fidget Spinner?
È un oggetto composto da cuscinetti a sfera e bracci rotanti che girano tra le dita. Ne conosciamo già la storia e la diffusione mediatica – se volete approfondirla, la trovate in rete e ben spiegata su Focus Junior – ma ciò che mi interessa qui è l’effetto che ha prodotto sugli adulti, sulle scuole e sulla percezione dei giovani rispetto allo stress.
Insegnanti, genitori, opinionisti e utenti dei social si dividono:
- c’è chi lo vede come strumento utile per gli studenti con ADHD,
- chi lo considera solo una distrazione rumorosa,
- chi lo demonizza in quanto “ennesima moda senza senso”.
Eppure questa discussione l’abbiamo già vista.
Dagli anni ’80 ai giorni nostri: le mode che creano panico educativo
Vi ricordate le manine appiccicose, i truciolones, i Tamagotchi?
Anche allora gli insegnanti si lamentavano delle distrazioni, delle collanine che cadevano, del rumore, dell’entusiasmo incontenibile. Ogni generazione ha avuto il proprio oggetto “di moda” che, immancabilmente, preoccupava gli adulti.
Allora perché questo spinner ha mosso così tanto le coscienze?
- Non ci sono prove scientifiche che allevi davvero l’ansia.
- Non esiste una ragione per cui una scuola non possa regolarne l’uso come qualunque altro oggetto.
- Non è più pericoloso di mille altri fenomeni simili.
Eppure scatena dibattiti accesi.
La chiave è nella parola che i ragazzi usano: ANTISTRESS
I ragazzi chiamano lo spinner un antistress.
Non discutono sulla diagnosi, non si domandano se “abbiano il diritto” di sentirsi tesi o preoccupati. Lo usano per come percepiscono la realtà: un mondo in cui lo stress esiste, anche nella loro età, e in cui si sente il bisogno di trovare strategie per affrontarlo.
E qui sta il punto:
non si tratta di stabilire se le loro preoccupazioni siano “legittime”, ma capire perché sentano il bisogno urgente di gestirle.
Vivono in un contesto in cui:
- sentono parlare continuamente di stress, burnout, ansia;
- gli adulti descrivono l’adolescenza come un periodo “burrascoso”;
- la società promuove tecniche e strumenti per “alleviare il peso” mentale.
Loro lo interiorizzano e, coerentemente, cercano i propri strumenti. Anche un semplice spinner.
Allora il problema dov’è?
Forse la questione non è l’oggetto in sé, ma ciò che ci mostra:
- I ragazzi parlano di stress più apertamente degli adulti.
- Cercano soluzioni immediate, anche simboliche.
- Ci dicono, senza troppi filtri, che hanno bisogno di qualcosa che li aiuti.
E noi?
Noi siamo spesso più stupiti dalla loro onestà che dall’oggetto che usano.
Il Fidget Spinner non è né una cura, né il male assoluto.
È un simbolo: i ragazzi cercano modi per gestire ciò che vivono e parlano apertamente del loro bisogno di benessere psicologico.
Forse, invece di demonizzare la moda del momento, potremmo chiederci:
Che cosa ci stanno dicendo davvero?
E quali strumenti – oggettivi o relazionali – possiamo offrire noi adulti per sostenerli meglio?
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