I fratelli Disney tra narcisismo, maniacalità e relazioni invischianti

La mia recensione di “The Moneyman – La vera storia del fratello di Walt Disney”, Edizioni Tunué

Non esiste persona al mondo — nemmeno la più burbera — che non conosca le meraviglie della Walt Disney Company: film d’animazione, parchi divertimenti, storie di amicizia, speranza e coraggio. La paternità di questo universo magico viene attribuita a Walter Elias Disney, genio creativo e visionario dell’America orientale che, nonostante le difficoltà economiche e familiari, ha incarnato il mito della realizzazione dei propri sogni.

Eppure, come spesso accade quando si parla di personaggi divenuti mito, ciò che conosciamo è solo una parte della storia. La narrazione pubblica ha contribuito a rendere Walt una figura positiva, sensibile e attenta, quando in realtà la sua vita è stata segnata da rapporti familiari difficili, conflitti con i collaboratori e un costante disinteresse per i rischi economici delle sue imprese.

A rendere possibile la nascita dell’impero Disney non fu solo il talento di Walt, ma soprattutto la presenza del fratello maggiore Roy Oliver Disney, uomo concreto, prudente, instancabile amministratore delle finanze familiari e professionali.

Il graphic novel: una storia raccontata dal punto di vista di Roy

Il volume “The Moneyman. La vera storia del fratello di Walt Disney”, pubblicato da Tunué, ricostruisce la vicenda della famiglia Disney attraverso il racconto di un Roy ormai anziano, che ripercorre la loro vita parlando con una mamma e la sua bambina durante l’apertura di Disney World a Orlando.

Il graphic novel tocca tutti i momenti fondamentali della famiglia Disney:

  • l’educazione rigida e severa dei genitori;
  • il talento ribelle e creativo di Walt, che disegnava ovunque potesse, anche contro il volere del padre;
  • la nascita di Mickey Mouse, ispirata da un topolino addomesticato dell’infanzia e da un viaggio in treno;
  • il ruolo di Roy come figura stabilizzante e protettiva;
  • gli anni difficili della guerra, della Grande Depressione e della successiva rinascita americana.

Uno sguardo psicologico: narcisismo, impulsività e relazioni invischianti

Il merito del graphic novel sta nella capacità di restituire con chiarezza alcuni tratti psicologici centrali:

1. La personalità di Walt Disney

  • Narcisistico
  • Impulsivo
  • A tratti maniacale
  • Concentrato sui propri progetti e meno attento alla realtà concreta
  • Accusato, nella storia reale, di atteggiamenti autoritari e discriminatori

Un sensation seeker che sogna in grande, sfidando continuamente i limiti.

2. La relazione Walt–Roy

Non solo un rapporto tra fratelli, ma una vera dinamica padre–figlio.

  • Roy rappresenta il “contenitore”: protegge, organizza, ripara.
  • Walt rappresenta il “bambino geniale”: crea, sperimenta, rischia tutto.
  • L’uno non sarebbe esistito senza l’altro.

Un volume che racconta senza zucchero

Nonostante l’espediente della voce narrante sia talvolta un po’ didascalico, il libro:

  • mantiene una forte coerenza emotiva,
  • restituisce la complessità dell’universo Disney,
  • integra vicende storiche e aspetti psicologici con grande cura,
  • ricostruisce un legame fraterno intenso e ambivalente.