Iniziamo con un capolavoro.
Lo so, questo termine è fin troppo abusato nel mondo editoriale, ma in questo caso non mi pongo nessun limite al suo impiego: lo è per davvero.
Ho trascorso tutte le estati della mia infanzia e adolescenza all’Isola d’Elba, osservando da lontano l’isolotto di Montecristo e fantasticando sulla sua vegetazione, popolazione, ricchezza, senza saperne assolutamente nulla.
A fine maggio ho deciso che sarebbe stato il momento di saperne finalmente di più e di affrontare il romanzo che inevitabilmente me lo ricordava; ho però scelto di ascoltarlo integralmente su Storytel (a questo link avete una prova gratuita di 30 giorni anzichè i consueti 14), rileggendo solo successivamente qualche passaggio significativo nella mia edizione cartacea.
De Il Conte di Montecristo non si descrive la trama, si racconta un’esperienza: richiami al mondo classico, emozioni portate all’estremo, lettura del comportamento altrui minuziosa, maestosità dei paesaggi e grandiosità dei luoghi, codici morali e sociali discutibili eppure affascinanti.
Un viaggio e una redenzione, un’ingiustizia e un’ossessione: con le parole di Dumas attendere e sperare.
Arriverà il momento in cui vi sentirete chiamati da Edmond Dantès e sarà meraviglioso.
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