Si avvicinano i giorni di festa: le lunghe ore a tavola, la tombola con i fagiolini, i regali da scartare e l’eterna lotta tra pandoro e panettone.
Tra maratone di film natalizi di cui conosciamo a memoria le battute, pulsanti dell’albero consumati e bottoni dei vestiti che salutano per sempre la loro asola, ciò che rende questo periodo dell’anno davvero particolare sono, senza dubbio, le famiglie.
Che siano numerose come un clan, intime e ristrette, oppure composte quasi solo da amici senza legami di sangue, le persone che si apprestano a condividere questi giorni insieme rappresentano l’essenza profonda di ciò che ognuno di noi chiama “tradizione”.
Donare, condividere, impicciarsi dei fatti altrui, osservare, commuoversi, giudicare, amare: questo facciamo a Natale.
E questo ci porta ad adorarlo… oppure ad odiarlo, a seconda delle storie da cui proveniamo.
Non si tratta solo del nostro essere italiani e quindi, culturalmente, molto legati alla famiglia d’origine. Il confronto con il periodo delle festività è infatti un momento che coinvolge tutti, anche chi decide di viverlo lontano da casa, magari viaggiando verso mete esotiche pur di distaccarsi da certe dinamiche.
Cosa rende “tradizione” la tradizione?
Perché alcune persone non riescono neppure a immaginare un Natale lontano dai parenti, mentre altre fuggirebbero di corsa alla sola idea di un pranzo interminabile?
In terapia familiare si parla di modello trigenerazionale quando si considera il ruolo di almeno tre generazioni nella costruzione e nel mantenimento dei modi di funzionare della famiglia:
- “da noi si usa così”,
- “nella mia famiglia siamo abituati a fare in questo modo”.
Sono frasi che rivelano quanto profondamente le nostre modalità relazionali siano influenzate dalla storia familiare.
Nonni, genitori e figli condividono, con differenze individuali, schemi, reazioni, ruoli e letture della realtà.
Non è determinismo, ma una sorta di impronta: siamo più simili al contesto da cui proveniamo di quanto immaginiamo.
Anche romanzi, film e cultura pop hanno costruito moltissime narrazioni su questi meccanismi, spesso usando l’ironia come antidoto per esorcizzarli.
Un esempio recente è il video di Casa Surace “Mamma, non torno a Natale”, che racconta con umorismo il “tradimento” percepito dalle famiglie quando un membro decide di non tornare a casa per le feste.
I miti familiari: perché contano così tanto
Il video richiama un concetto centrale: i miti familiari.
Un mito familiare è una lente attraverso cui la famiglia interpreta la realtà, combinando:
- ciò che ereditano dalle generazioni precedenti,
- ciò che crede la generazione attuale,
- i ruoli che ogni membro “deve” interpretare.
I miti si costruiscono con:
- immagini,
- racconti e aneddoti,
- riti ripetuti negli anni,
- segreti appena sussurrati.
Pur non essendo sempre veri o verificabili, essi danno coerenza, continuità e senso di appartenenza.
Ed è proprio su questi miti che si costruisce la nostra identità: dalla loro trama partiamo, e con consapevolezza decideremo come proseguire.
Un invito alla riflessione per queste feste
Alla luce di tutto questo, possiamo affrontare i prossimi giorni con uno sguardo nuovo.
Forse scoprendo che alcune dinamiche non sono solo “fastidi”, ma eredità affettive profonde.
Forse rendendosi conto che anche noi, senza accorgercene, alimentiamo i miti della nostra famiglia.
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