La semplicità in psicoterapia
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Come ipnosi ericksoniana e terapia familiare agiscono nei casi difficili
Ancora una volta desidero soffermarmi su temi per me centrali: i punti di vista, la diversità, l’integrazione degli approcci metodologici e clinici. Credo sia importante farlo oggi più che mai, in un momento storico in cui la comunicazione appare spesso violenta, polarizzata e uniformante.
Il lavoro dello psicoterapeuta – che si svolga nello studio privato, in un servizio ospedaliero o su un palco durante una formazione – è guidato da regole che tutelano il rispetto e la libertà dell’altro.
Le rubriche Volti e Incroci di questo blog hanno sempre promosso un’idea di conoscenza che nasce dall’osservazione dell’altro e dalla curiosità verso il suo mondo.
Con questo stesso obiettivo ho chiesto al dott. Massimo Schinco, psicoterapeuta sistemico-relazionale (di cui avete già letto qui) e storico supervisore della sottoscritta, di raccontarci quanto sia prezioso lasciarsi contaminare da metodi diversi dal proprio, mantenendo un equilibrio tra complessità e semplicità.
La semplicità nei casi difficili
Partiamo dall’occasione formativa che ti riporta su queste pagine: il workshop che terrai con Eric Greenleaf a Torino, dal titolo
“La semplicità nei casi difficili – Nuovi contributi dall’Ipnosi Ericksoniana e dalla Terapia Familiare”.
Parlerete di semplicità e di pratica clinica, una “pozione” che ogni terapeuta vorrebbe possedere, soprattutto quando il lavoro sembra complicarsi e aggrovigliarsi.
La vita di ognuno – individui, coppie, famiglie, gruppi, comunità – è infinitamente complessa. Ogni azione che compiamo, dentro o fuori da un contesto di cura, si fonda inevitabilmente su una semplificazione. La vera questione è: come scegliamo ciò che è più rilevante e ciò che lo è meno?
Attraverso la formazione e l’esperienza impariamo a tenere insieme scienza e intuizione, rigore e immaginazione. Così la semplicità non diventa semplicismo. Servono, come diceva Dante, “lungo studio e grande amore”. Le risorse della mente – soprattutto quella inconscia – sono immense e, come ricordava Milton Erickson, si manifestano al momento giusto.
La collaborazione con Eric Greenleaf
Da dove nasce l’idea di costruire un evento su questo tema e com’è iniziata la vostra collaborazione?
A metterci in contatto è stata Maria Pia Allende, collega impegnata nello sviluppo dell’Istituto diretto da Eric. Le nostre storie professionali sono diverse, ma condividiamo una sensibilità simile.
Nel tempo abbiamo lavorato insieme in diversi contesti formativi, in Italia e all’estero, trovando una profonda consonanza di approccio e visione clinica.
Immaginazione e relazione in terapia
Tu ed Eric avete formazioni e metodologie differenti: immaginazione e relazione. Come convivono queste due dimensioni?
Immaginazione e relazione non possono essere separate. Questo era già evidente nel lavoro di Milton Erickson e negli studi del gruppo di Palo Alto guidato da Gregory Bateson.
È una visione esigente della responsabilità terapeutica, ma non pesante, perché si fonda sulla creatività e sull’intuizione, risorse antiche quanto l’essere umano.
Il valore dell’ipnosi nella pratica clinica
Quanto è importante per un terapeuta conoscere la pratica ipnotica, anche senza definirsi “ipnotista”?
Come sosteneva Jay Haley, molte terapie derivano dalla pratica ipnotica. Non è necessario che tutti i terapeuti siano ipnotisti in senso stretto, ma è fondamentale conoscerla e farne esperienza.
È difficile comprendere davvero la comunicazione umana senza aver mai sfiorato il mondo dell’ipnosi.
Semplicità, esperienza e maturità professionale
L’esperienza permette di trasformare teorie complesse in concetti semplici, ma non semplicistici. Come si raggiunge questo “stato di grazia”?
Studio, pratica supervisionata e passione sono le basi. La conoscenza, come diceva Henri Bergson, è autentica solo se può essere reinventata.
Ogni terapeuta, crescendo professionalmente, reinventa anche il proprio approccio. Per questo, nonostante il contatto quotidiano con il dolore, la nostra professione conserva una dimensione profondamente gioiosa.
Lavoro di gruppo e multidisciplinarietà
Nelle tue attività valorizzi molto la pluralità di sguardi. Qual è il minimo comune denominatore che rende possibile una buona collaborazione?
Serietà, competenza, apertura mentale, fiducia nel lavoro di équipe, rispetto delle differenze e consapevolezza di appartenere alla stessa famiglia umana.
Letture consigliate
- Greenleaf, E. – The Problem of Evil, Zeig Tucker & Theisen Inc., 2000
- Schinco, M. – The Composer’s Dream, Pari Publishing, 2011
- Haley, J. – Terapie non comuni, Astrolabio, 1976
Per maggiori informazioni sul seminario di Torino potete consultare l’evento online.
Note biografiche
Massimo Schinco è psicoterapeuta individuale e familiare. Ha pubblicato studi sul legame tra creatività, arte e cambiamento personale e comunitario. È stato co-direttore del Centro Milanese di Terapia della Famiglia ed è docente presso istituzioni italiane e internazionali.
Eric Greenleaf, PhD esercita la psicoterapia e l’ipnosi in California. È direttore del Milton Erickson Institute of the Bay Area e insegna in tutto il mondo. È stato insignito del Milton H. Erickson Award of Scientific Excellence for Writing in Hypnosis.
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