La top 5 dei miei progetti psicologici del 2019

Abbiamo superato la metà del mese di gennaio, la magia del Natale è ormai lontana e siamo tornati a pieno regime nel bisestile 2020.
Per chi non ama il clima delle feste in famiglia, le grandi abbuffate e il richiamo alla magia dell’infanzia e dell’attesa, il ritorno alla routine e alle certezze dell’agenda può essere stato persino un sollievo.

Per molti altri, invece, il rientro ha portato con sé un tono dell’umore non particolarmente alto, stress e una diffusa ansia da prestazione. Di questo ho parlato anche in una recente intervvista a Radio Popolare, che potete ascoltare online.

Se poi consideriamo che proprio in questi giorni si celebra il cosiddetto Blue Monday, ovvero il giorno più triste e deprimente dell’intero anno, la fatica sembra diventare ogni giorno un po’ più intensa.

Per non cancellare con un colpo di spugna emotivo e contingente tutti gli sforzi del 2019 appena concluso, ho deciso di ripercorrere i dodici mesi passati e raccontare alcuni dei progetti professionali che mi hanno coinvolta e appassionata di più, scegliendone cinque (non è stato facile, lo ammetto).

Non vuole essere una celebrazione narcisistica, né una lezione su come uno psicologo dovrebbe lavorare o trovare occupazione. È piuttosto un’occasione per guardare agli esiti, e non solo ai processi, e per mostrare quanto la psicologia possa uscire dalle stanze della terapia e incontrare il mondo.

Come sempre, in rigoroso ordine casuale.

1. Talk al Festival della Psicologia di Roma

Giunto alla sua sesta edizione, il Festival della Psicologia di Roma si è confermato anche quest’anno un evento formativo e culturale stimolante, rivolto non solo agli addetti ai lavori ma alla popolazione tutta.

Nel corso delle tre giornate sono stati organizzati laboratori, tavole rotonde informali, interventi in plenaria e talk moderni, grazie all’impegno di numerosi colleghi romani e non solo.

Sabato 1° giugno sono stata invitata dalla Consulta Giovani dell’Ordine degli Psicologi del Lazio a partecipare a un confronto sul tema del futuro e della costruzione dell’identità professionale, insieme a colleghi e a un illustratore.

Partendo dal mio lavoro con il blog e i social network, mi è stato chiesto di raccontare il mio modo di stare nella rete, il ruolo dello storytelling nella professione e l’utilizzo della metafora della città per valorizzare ciò che faccio e promuovere il mio studio.

È stata una trasferta arricchente e un confronto vivo con studenti, tirocinanti, neoabilitati e colleghi esperti, all’insegna della passione per la psicologia.

Nei giorni successivi, vista la partecipazione attiva del pubblico, mi è stato chiesto di rispondere ad alcune domande sul tema “psicologia e Instagram”, dando vita a ulteriori contenuti di confronto e riflessione.

2. Visita all’Ackerman Institute for the Family di New York

In primavera sono volata a New York durante le vacanze di Pasqua, città che per me rappresenta una seconda casa, per visitare l’Ackerman Institute for the Family, istituzione di riferimento internazionale per chi si è formato nel modello sistemico.

Ho incontrato la dottoressa Lois Braverman, past president dell’istituto, e la dottoressa Kim Brewster, psicoterapeuta e didatta della scuola di formazione. Con loro ho approfondito temi legati alla psicoterapia, alla città e al lavoro clinico, raccogliendo spunti preziosi per la mia pratica professionale.

3. Formazione per operatori e gestori di sale da gioco d’azzardo

Dal 2013, a seguito delle linee guida del Ministero della Salute, la Regione Lombardia ha reso obbligatoria una formazione specifica per esercenti e operatori del gioco d’azzardo.

Grazie alla mia esperienza clinica ospedaliera con persone affette da dipendenza da gioco, ho incontrato negli anni centinaia di corsisti, spesso inizialmente contrari o diffidenti.

Negli ultimi mesi del 2019 ho gestito la formazione per gli operatori di un’azienda con sedi su tutto il territorio nazionale, estendendo l’iniziativa a tutti i dipendenti.

Se da un lato il contesto può apparire ambiguo, dall’altro il mio ruolo è stato quello di fornire informazioni, dati scientifici e strumenti di consapevolezza. Come spesso accade, la fatica è stata ripagata da una significativa crescita personale e professionale.

4. Docenza alla Scuola Librai “Umberto e Elisabetta Mauri”

Quanto conta l’intelligenza emotiva nella relazione tra venditore e cliente?
Quanto è possibile creare fiducia in un contesto commerciale?
Quali aspetti psicologici entrano in gioco quando si vende un prodotto?

Queste domande hanno costituito il cuore del mio intervento al corso di formazione per librai della Scuola Umberto e Elisabetta Mauri, tenuto presso il Laboratorio Formentini per l’editoria, nel quartiere Brera.

Di fronte a una classe di venticinque studenti ho potuto offrire spunti di riflessione psicologica applicati a un mondo che amo e che richiede le stesse capacità di ascolto, attenzione e cura presenti in ogni relazione professionale.

5. Ideazione e pubblicazione del Calendario delle PsicoLetture dell’Avvento

Giunto alla sua terza edizione, il calendario delle PsicoLetture dell’Avvento è stato anche quest’anno fonte di divertimento e grandi soddisfazioni.

Ho coinvolto l’amico e collega Marco Vassallo in un contest condiviso: ogni giorno di dicembre abbiamo proposto un tema per la ricerca del libro ideale. La partecipazione e la condivisione sui social sono state intense e arricchenti.

Per uno psicoterapeuta, la lettura, la narrazione, la connessione e la riflessione sugli effetti delle storie sull’altro restano elementi imprescindibili per un lavoro clinico efficac

L’auspicio è che questo racconto di alcuni momenti del mio anno professionale possa aiutare i giovani colleghi a costruire i propri mondi lavorativi e a individuare il proprio stile psicologico e relazionale.

Non vedo l’ora di scoprire i vostri progetti più significativi e di lasciarmi ispirare per nuove avventure.

Valeria Locati