Lavorare come psicologo e psicoterapeuta: rispondo alle vostre domande – prima parte

Nelle scorse settimane, nelle stories di Instagram, abbiamo parlato di formazione post-lauream e di ingresso nel mondo del lavoro per quanto riguarda la professione di psicologo.

Poiché le richieste di approfondimento sono state numerose, ho deciso di raccogliere tutte le vostre domande sul tema e di rispondere qui sul blog, così da lasciare una traccia consultabile nel tempo per chi è interessato.

Per comodità e per sintesi – che tanto apprezzo in chi scrive e organizza contenuti per il web – ho diviso questo approfondimento in due parti (qui trovate la seconda).

Di seguito, le prime domande arrivate direttamente dagli adesivi di Instagram.

1. Una volta conseguita l’abilitazione cosa hai fatto? Quali sono stati i passi?

Mentre sostenevo l’Esame di Stato ho seguito un corso di formazione annuale sul Tutoring e Orientamento per adolescenti nel mondo della Formazione Professionale. Ho svolto uno stage in una realtà milanese molto importante del settore e sono poi entrata a far parte dello staff formativo.

Ho lavorato in quel contesto per sette anni, occupandomi di progettazione di interventi nelle scuole, formazione di operatori e docenti sui temi della prevenzione e del benessere, delle competenze relazionali ed emotive. Ho inoltre seguito colleghi nelle attività di sportello psicologico scolastico e gestito sportelli miei, in collaborazione con gli istituti scolastici e con quella che allora era l’ASL.

In quegli anni mi sono appassionata al tema della dipendenza da gioco d’azzardo: ho seguito come osservatrice un gruppo terapeutico in città, che negli anni successivi ho co-condotto. Questa esperienza è stata un vero trampolino di lancio per la mia attività di consulenza nei servizi per le dipendenze del sistema sanitario nazionale.

Avrei potuto fare più gavetta gratuita in ambito clinico e soffrivo il fatto di non poter mantenere un setting terapeutico strutturato, vedendo intorno a me persone che, pur senza una formazione psicologica, svolgevano attività simili alle mie. Tuttavia, ero appena rientrata da New York, dove avevo lavorato alla tesi di laurea, e desideravo trasferirmi in città dal mio paese di provincia. Ho quindi scelto di dare priorità a uno stipendio e all’autonomia personale, continuando comunque a lavorare con determinazione per costruire il mio spazio professionale.

2. Quanto tempo è passato dall’abilitazione all’ingresso nel mondo del lavoro?

Il primo vero e proprio lavoro psicologico è arrivato nell’autunno dello stesso anno in cui ho conseguito l’abilitazione, dopo circa sei mesi. In realtà lavoravo già come formatrice e tutor durante il periodo di studio per l’Esame di Stato.

Non ho mai vissuto l’abilitazione come un “inizio” vero e proprio, anche perché questo mi avrebbe generato molta ansia. L’identità di psicologa, pur legittimata dallo Stato, si costruisce anche attraverso il modo di stare nei contesti lavorativi: creare relazioni, cogliere opportunità e muoversi attivamente è sempre stato il mio obiettivo e la mia comfort zone nelle fasi iniziali della carriera.

3. Hai lavorato come psicologa prima di diventare psicoterapeuta? In che ambiti?

Questa è probabilmente la domanda che mi viene posta più spesso. Gran parte della risposta è già contenuta nelle esperienze che ho raccontato sopra.

Aggiungo che dal secondo o terzo anno di scuola di psicoterapia ho iniziato a vedere pazienti privatamente, quindi il passaggio da psicologa a psicoterapeuta è avvenuto in modo molto fluido.

Ho sempre desiderato lavorare in ambito clinico e ho orientato tutte le mie energie in quella direzione, anche in contesti che non richiedevano formalmente il titolo di terapeuta, come la scuola o la prevenzione dei comportamenti a rischio per la salute.

4. È possibile trovare lavoro come psicologa prima di frequentare la scuola di specializzazione?

Anche in questo caso la risposta si trova in parte nelle righe precedenti. Posso però aggiungere che il conseguimento del titolo di psicoterapeuta non è né una garanzia di impiego né un punto di partenza automatico.

Terapeuti si diventa con la passione, lo studio, la ricerca di una propria epistemologia e con la costanza di accettare di non bruciare le tappe del percorso personale e professionale.

5. Dopo la laurea magistrale, come si accede al tirocinio post-lauream?

Ai miei tempi – e ormai parliamo di più di un decennio fa – il Dipartimento di Psicologia dell’Università metteva a disposizione un servizio di informazione e orientamento per i futuri tirocinanti post-lauream.

Non so come sia organizzato oggi il tuo Ateneo, ma il consiglio è quello di chiedere in segreteria oppure confrontarti con studenti più grandi che stanno per intraprendere o hanno già intrapreso questo percorso.

6. Consigli su come fare esperienze sul campo (tirocini, volontariato, ecc.)

Seguirei due direttrici principali.

Da un lato, concentrarsi sui propri interessi e sugli ambiti che più appassionano, in cui anche un’esperienza non retribuita possa essere sostenibile perché ricca di apprendimento e di senso.

Dall’altro lato, valutare settori in cui sia possibile creare relazioni, ampliare la rete di contatti e aggiungere valore a realtà già esistenti, aumentando le possibilità di un futuro inserimento lavorativo.

Il consiglio pratico è quello di fare ricerche online, chiedere suggerimenti a colleghi più esperti, inviare email e richiedere colloqui conoscitivi con chi opera nei settori che senti più affini.

7. Quando ti sei sentita pronta a lavorare nel privato?

Ancora oggi non lavoro esclusivamente nel privato. Mantengo il mio incarico di consulente in un servizio ospedaliero per le dipendenze perché il lavoro d’équipe e il confronto organizzativo aiutano a rimanere ancorati alla realtà e alla contemporaneità.

Non si tratta tanto di “sentirsi pronti”, quanto di aver maturato una sufficiente esperienza clinica, relazionale e psicodiagnostica, oltre a una buona capacità di posizionamento nel setting terapeutico. Solo così è possibile prendere in carico persone che soffrono e accompagnarle verso un cambiamento.

Valeria Locati