Lavorare come psicologo e psicoterapeuta: rispondo alle vostre domande
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Seconda parte
Eccoci, come promesso, alla seconda parte del post in cui ho raccolto le domande che mi avete posto sul profilo Instagram Una psicologa in città sul mondo professionale psicologico.
Se non avete letto la prima parte, potete recuperarla qui:
👉 Lavorare come psicologo e psicoterapeuta: rispondo alle vostre domande – prima parte
E ora, spazio alle domande arrivate direttamente dagli adesivi di Instagram.
1. Psy iscritta all’Albo, vorrei trovare lavoro a Milano: cosa consigli di fare? Inviare CV o andare di persona?
A meno che tu non stia rispondendo a offerte o annunci specifici presenti online (aziende, risorse umane, progetti comunitari, ricerche estere), ti sconsiglio l’invio di CV.
È un metodo obsoleto, anonimo, che spesso non arriva nemmeno a destinazione. Chi lo leggerà? A chi lo stai inviando? Perché qualcuno dovrebbe soffermarsi su pagine standard senza essere realmente alla ricerca di un candidato?
Diverso è il caso in cui tu ti proponga a una realtà con un progetto specifico, qualcosa che tu puoi offrire e che possa rappresentare un valore per chi ti ascolta.
La linea guida è questa: crea relazioni e punta su ciò che sai fare e che può essere utile al tuo interlocutore.
Resta implicito che la sola iscrizione all’Albo non è sufficiente ad acquisire una specificità in un mondo professionale così articolato e complesso.
2.Cosa ti ha spinta a fare la psicoterapeuta e non “fermarti” al ruolo di psicologa?
Ho sempre pensato alla mia professione in termini clinici, come lavoro sulla sofferenza delle persone, orientato alla scoperta delle risorse e alla costruzione di alternative possibili.
La scuola di psicoterapia è per me una conditio sine qua non: non ho mai ritenuto possibile accogliere le storie di chi si affida a me e retribuisce il mio lavoro senza un’adeguata formazione, sia come terapeuta sia come persona.
Nei quattro anni di scuola si lavora profondamente sulla personalità del futuro terapeuta, imparando a gestire la propria storia per evitare risonanze pericolose con il paziente e per contenere quel senso di grandiosità e potere che tutte le professioni di cura portano con sé.
3. Come scegliere una scuola di specializzazione?
Al di là dell’affinità con un approccio teorico – tema legittimo ma spesso dato per scontato – ti suggerisco di considerare con attenzione tre fattori fondamentali:
- Organizzazione della formazione: tempi, carico di lavoro, programmi, modalità d’esame, docenti e metodi di insegnamento
- Distanza e logistica: quattro anni sono lunghi e la vita è imprevedibile
- Costi, considerando anche testi, viaggi, analisi personale, supervisioni e aggiornamenti
Credo poco nell’amore incondizionato per un approccio “per sempre”: sono molto concreta e razionale.
Può però essere utile prenotare un colloquio conoscitivo con i didatti della scuola e valutare l’effetto che ti fa il contesto in cui potresti formarti.
4. Meglio iniziare con un master per ingranare più velocemente nel mondo del lavoro o…?
Un buon corso di formazione, un master riconosciuto o un’esperienza qualificante sono utilissimi nella fase post-lauream perché permettono di capire cosa viene davvero richiesto dal mercato del lavoro e favoriscono i primi confronti professionali.
Scegli bene l’ambito di interesse e, se possibile, orientati verso percorsi che includano un tirocinio o piccole collaborazioni.
Io ho scelto di conseguire prima il titolo di psicoterapeuta perché desideravo crescere personalmente e diventare una professionista consapevole dei miei limiti e delle dinamiche relazionali personali e familiari.
Solo successivamente ho frequentato un master biennale in psicodiagnosi e un corso di perfezionamento universitario in psicopatologia forense, quando ho iniziato a lavorare come CTP e come ausiliaria psicodiagnosta della CTU nei casi di affido minori su incarico del Tribunale.
Non esiste un ordine prestabilito nella formazione post-lauream: dipende sempre dai tuoi obiettivi e dai tuoi interessi di vita.
5. Nel primo anno di libera professione quanti pazienti avevi in media? E da quali canali arrivavano?
Ho iniziato con pochi pazienti in studio mentre ero ancora una psicoterapeuta in formazione, fino ad arrivare all’agenda attuale, che oggi mi permette di lavorare con maggiore equilibrio.
Fin da subito ho avuto pazienti negli sportelli scolastici per adolescenti e numerosi utenti dei servizi per le dipendenze, che afferivano alle strutture pubbliche in cui lavoravo.
Gli invii arrivavano principalmente dal passaparola, dai docenti, dai medici di base e dalle figure educative e dirigenziali incontrate durante serate formative e attività progettuali, spesso svolte gratuitamente per far conoscere la mia pratica privata.
Negli ultimi anni il web è diventato il canale principale: social, blog, collaborazioni editoriali, libroterapia, articoli e contenuti su Instagram.
Esporsi comporta un rischio, ma porta anche richieste molto centrate e soddisfazioni professionali importanti.
6. Ospedale, ASL o scuola di psicoterapia?
Non sono opzioni che si escludono a vicenda, anzi.
Il tirocinio della scuola di specializzazione si svolge spesso in ospedale o nei servizi pubblici del territorio. In Lombardia, ad esempio, le ASL sono state sostituite dalle ASST, che fanno capo agli ospedali.
Per alcune posizioni nel Servizio Sanitario Nazionale è necessario il titolo di psicoterapeuta, in altri casi dipende dai requisiti dei bandi.
Sono una grande sostenitrice dei servizi pubblici: possono apparire lenti e complessi, ma accolgono situazioni di grave crisi con grande professionalità.
Il confronto con operatori di discipline diverse è stato per me estremamente prezioso.
7. Sono una psicoterapeuta sistemica, ma faccio fatica ad avere un giro di pazienti: hai qualche dritta?
Che tipo di contatti hai con il territorio?
Hai lavorato anche in contesti diversi dal privato?
È importante che le persone con cui hai collaborato sappiano che ricevi in studio e che puoi essere una risorsa per i loro invii.
Chiarisci le tue aree di intervento – cosa non sempre facile per noi sistemici – e individua i bisogni a cui puoi rispondere, selezionando una specifica fetta di mercato.
E, per quanto possa sembrare banale o persino controproducente secondo alcuni, costruisci un sito e un tuo posizionamento online.
Senza copiare: di contenuti psicologici tutti uguali ce ne sono già fin troppi.
Se avete altri dubbi o domande, potete lasciare un commento qui sotto oppure scrivermi a
📩 info@unapsicologaincitta-milano.it
Valeria Locati
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