Tra le esperienze più comuni quando si narra qualcosa di sé vi è il desiderio di essere compresi, ascoltati, tenuti in considerazione dall’altro. Ci si arrabbia e si rimane delusi quando non ci si riesce o quando, peggio ancora, si viene fraintesi nei messaggi da veicolare.
Questa situazione è presente di frequente nel rapporto con i medici, gli specialisti, gli operatori della cura, ai quali si desidera raccontare esattamente ciò che si prova e le ipotesi avanzate a riguardo, ma si può finire per ricevere una diagnosi ingombrante, una classificazione, una riduzione scientifica del quadro esposto.
Rita Charon nel 2006 pubblicava questo testo per coinvolgere tutti coloro che sono parte del sistema sanitario nel loro paese e attivarli nella scelta di un approccio umano, empatico, meno votato alla causa burocratica e legislativa.
Tra le pagine di questo libro prezioso è presente una sezione dedicata alla scrittura della cartella clinica: narrare ed essere narrati, scegliere le parole che compongono la sintassi del periodo definisce anche la forma del paziente interessato.
Una proposta alla portata di tutti, un linguaggio chiaro e sintetico, una perla per coloro che vorrebbero sentirsi più ascoltati.
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