ODYSSEY di Christopher Nolan: uno sguardo psicologico

Coerenza, credibilità, evoluzione identitaria, scoperta di sé, dilemma del senso di colpa che affiora gradualmente e rimaneggia le certezze che Odisseo ha anteposto al limite: questo è ciò che mi ha catturata della pellicola di Nolan.

Ogni episodio del percorso di Ulisse e dei suoi uomini è lo sbrogliarsi e riassestarsi degli ostacoli che la vita ci mette davanti.

Ogni strategia individuata per sopravvivere è la salvezza che cerchiamo e al tempo stesso la perdita di una quota di sicurezza.

Ogni vita dispersa in mare o in battaglia è un tassellino che conduce lo spettatore alla realizzazione del grande dolore che muove il protagonista.

L’astuzia dello stratagemma del cavallo di Troia è stata gloria nei secoli a venire, ma anche punto di partenza di un processo interiore di rimuginio, rimorso, pensiero intrusivo, ferita narcisistica che cerca conforto nella riparazione e nel perdono.

Nolan espande la mente di chi osserva verso l’ignoto, le distese marine sono luoghi di perdizione, ma anche di scoperta, di passaggio obbligato per la crescita, di fiducia non più negli dei, ma nella propria sorte libera.

L’epica è legame con l’ineluttabile, è il canto delle gesta di chi, umano, non può dirsi immune all’infantilismo e all’emotività divina. In questo film tale rapporto è sovvertito: non servono dei, serve umanità; non comanda l’Olimpo, bastano gli esseri umani a far fallire o riabilitare i concetti di coscienza e di possibilità.

Mi sono commossa dove sapevo lo avrei fatto, ho tenuto il fiato sospeso in più di un’occasione, ho amato la dolcezza e la ricerca delle origini di Telemaco e la difesa della casa, anche quella interiore, di Penelope.

Ho mal tollerato la staticità senza forma di Calipso, ma sono rimasta sorpresa dalle capacità di garante della memoria storica di Menelao.

C’è fedeltà e c’è possibilità in questa narrazione, ma c’è anche opportunismo e hybris contemporanea.

Il buio, il fuoco, il mare, la dissolutezza e l’ingombro dei corpi, le mani di Circe che plasmano, gli elmi e la possenza dei sovrani sono passaggi obbligati per giungere alla fine della storia.

Che potenza tutto ciò.

Da vedere senza dubbio alcuno.

 

Odisseo: “Bruciare le mura di Troy significava bruciare il mondo intero, compresa la sua stessa casa. E se lo sapesse, quella stessa notte mentre camminava tra fuochi di anarchia e dolore… E nei giorni di sudati festeggiamenti che seguirono, e se avesse saputo esattamente cosa aveva fatto?”

Penelope: “Quello che avete fatto tutti.”

Odisseo: “L’idea di un uomo, il trucco di un uomo, per infrangere per sempre la Legge di Zeus.”

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