Quando andare dallo psicologo?

Tutte le volte che abbiamo parlato di Incroci qui sul blog lo abbiamo fatto mettendo in evidenza la dimensione della casualità: il ritrovarsi improvvisamente a dover prendere una decisione e a gestire un evento o una situazione non prevista.
Quando però il caso diventa consuetudine e le difficoltà si trasformano in costanti della realtà quotidiana, stiamo già spostando il nostro asse sulla dimensione dei Percorsi psicologici.

Una forte crisi d’ansia, attacchi di panico ripetuti, una relazione tormentata con il partner, una malattia da gestire, un contesto lavorativo stressante.
E ancora: umore depresso, difficoltà a controllare l’impulso di mangiare o di farsi del male, incapacità di regolare il rapporto con il denaro, separazioni, lutti, relazioni familiari complesse.

Tutte queste – e infinite altre – sono motivazioni sufficienti a sconvolgere il funzionamento di ogni essere umano all’interno dei suoi contesti di vita. Nulla è più come prima: il terreno si sgretola sotto i piedi, la sofferenza e il disagio diventano ingombranti.

Durante la giornata l’attenzione cala, la mente è affollata di pensieri che si attorcigliano come gomitoli, si fatica a svolgere anche le azioni più semplici della quotidianità: guidare l’auto, seguire i figli nei compiti, studiare per un esame.

Così non si può più andare avanti: è arrivato il momento di chiedere aiuto.

“Devo farcela da solo, non sono un debole”

È un pregiudizio tipicamente occidentale quello che spinge molte persone a pensare che affrontare la sofferenza in solitudine renda più forti.
Non è così.

La vera forza sta nel riconoscere che è possibile – e necessario – rivolgersi a un professionista per comprendere meglio ciò che sta accadendo, tirare il fiato e prendersi cura di sé e delle proprie relazioni.

“Perché dovrei pagare qualcuno per parlare?”

Lo psicologo e lo psicoterapeuta, proprio perché esterni al contesto di vita del paziente, garantiscono uno sguardo neutrale e professionale.
Ogni colloquio è guidato da una logica clinica scientifica e orientato al raggiungimento di obiettivi condivisi.

Spesso, quando ci sfoghiamo con amici o familiari, cerchiamo parole rassicuranti. Utili, certo, ma non sempre sufficienti a produrre un cambiamento duraturo.

“Come può capirmi una persona che non vive i miei problemi?”

Non è necessario vivere un’esperienza per poterla comprendere e trattare clinicamente.
Sono fondamentali la formazione, l’esperienza e il metodo scientifico.

Non serve essere un giocatore d’azzardo patologico per aiutare chi lo è, né essere genitori per lavorare sulle difficoltà relazionali con i figli, né aver vissuto attacchi di panico per accompagnare chi ne soffre.

“Sono normale, sono gli altri che avrebbero bisogno di andare in terapia”

Può accadere che il nostro disagio venga attribuito esclusivamente agli altri.
Ma questa posizione ci rende impotenti: l’unica persona su cui possiamo agire siamo noi stessi.

Inoltre, non tutte le terapie sono psicoanalisi: alcune lavorano sui sintomi, altre sulle relazioni, altre ancora sulle risorse personali. Andare dallo psicologo non significa “aggiustare ciò che non va”, ma anche valorizzare ciò che già funziona.

“Non ho tempo né soldi per una terapia infinita”

Prendiamo l’ansia come esempio.
Chi ne soffre cerca spesso soluzioni rapide per eliminare il sintomo. Ma il sollievo è temporaneo e il problema tende a ripresentarsi, innescando un circolo vizioso.

Il tempo e il denaro che si teme di investire in una psicoterapia vengono spesso spesi proprio nel tentativo di evitarla.

Puntare su di sé, volersi bene e prendersi cura della propria salute mentale è il miglior investimento possibile.

Molte delle resistenze che emergono di fronte all’idea di iniziare un percorso psicologico sono comprensibili. Spesso nascono dalla paura del cambiamento e da una visione riduttiva del lavoro terapeutico.

Ogni terapia è una costruzione condivisa, ogni colloquio è uno scambio.
Il protagonista non è il terapeuta, ma la persona che porta le proprie narrazioni, emozioni, ricordi e azioni, trovando nuovi significati e nuove possibilità.

L’obiettivo dei blog psicologici è avvicinare la psicologia alla vita quotidiana.
Ma è l’incontro con il clinico, in uno studio o online, a rappresentare il percorso più efficace per prendersi cura di sé e ritrovare un equilibrio psichico soddisfacente.

Per dubbi, curiosità o richieste di consulenza su “Quando andare dallo psicologo?” è possibile scrivere a info@unapsicologaincitta-milano.it o contattare la pagina Facebook Una Psicologa in Città – Milano.

Valeria Locati