Quando maggio è stressante e la mente condizionata

Da che ne ho memoria, maggio è sempre stato un mese odioso.

Interminabile, pieno di scadenze e cose da fare, scandito da chiusure di attività che tolgono il respiro, la quiete e anche il sonno.

Non sono mai riuscita a sganciarmi del tutto dalla struttura del calendario annuale in versione scolastica: un po’ perché ho vissuto gli anni del liceo come particolarmente stressanti, impegnativi e richiedenti; un po’ perché, da quando ho iniziato la professione psicologica, non ho mai smesso di lavorare nelle scuole.

Quasi come una riattivazione di un ricordo traumatico, la mia mente tende a creare connessioni simboliche tra i mesi dell’anno e quella sensazione di lavoro da svolgere, carico mentale da gestire, ansia da contenere.

Settembre è l’inizio, gennaio la fine di un primo tempo, febbraio il momento del riscatto, maggio il mese in cui non si respira e giugno l’ora dei bilanci.

Il contatto con gli studenti in preda al rush finale per far quadrare le medie, la presenza di diversi insegnanti in famiglia e tra gli amici che incastrano collegi docenti, verifiche e relazioni, le pile di documenti con la dicitura “anno scolastico 2016/2017” che si accumulano sulla scrivania e negli angoli di casa… Tutti elementi che appartengono al campo semantico “maggio stressante”.

A ben vedere, però, conclusi gli sportelli scolastici tra qualche settimana, nella realtà non si chiuderà nessun ciclo.

Il 9 giugno sarà tutto esattamente come il giorno prima: i pazienti in studio, i post da scrivere, il blog da costruire, la supervisione da seguire, la rete professionale da mantenere, l’incarico in ATS-Milano da portare avanti.

Non dormirò di più, non sarò meno impegnata, non mi sentirò in vacanza.

Eppure il mio cervello, attraverso l’apprendimento di anni, è in grado di costruire questa impressione, di creare un’aspettativa, di definire una realtà nel contesto di vita che per me rappresenta la realtà.

Non so se essere sollevata dal rendermi conto che maggio non porterà con sé promozioni e bocciature, permettendomi di distribuire energie e impegni in modo più rilassato, oppure se realizzare che la leggerezza e il tempo per sé tipici delle vacanze scolastiche siano ormai solo una mera illusione.

Un autogol della mente o un suo sollievo?

La bellezza sta nel poter scegliere quale punto di vista assumere.