Realizzare che settembre è oggi: cara ansia, non ti temo

La valigia è stata svuotata del tutto, rinfrescata e riposta dove non è facile accedervi, lontano dagli spazi della quotidianità.
Settembre è arrivato: la luce cambia, il clima di conseguenza.

Un po’ come il primo giorno di gennaio, si ha l’impressione che si sia concluso un ciclo o un periodo ben definito per entrare in un nuovo stadio della nostra vita. Settembre è così: irruente e spesso malvoluto, schiaffeggia con la sua costanza, ma ha anche la forza di portare con sé un’aria diversa.

C’è l’energia del nuovo, degli inizi, delle batterie che – almeno in parte – sono state collegate a una presa di corrente per essere ricaricate e sul cui funzionamento ancora non siamo in grado di esprimerci.

L’hype che si legge, si respira e si intercetta nelle chiacchiere per strada circa i fantomatici “buoni propositi” è contagioso: palestra per una remise en forme, corsi culturali e ricreativi a cui iscriversi, piccole buone abitudini da inserire nella routine della vita tra uno sciopero dei mezzi, una ricerca forsennata del parcheggio, una passeggiata domenicale nel quartiere con il quotidiano sotto il braccio.

Chi può affermare di esserne esente?
Quanti possono dire di non vivere l’arrivo dell’autunno come un momento diverso? Diverso da ciò che era prima, dalla stanchezza di fine luglio, dal mondo incontrato in vacanza.

Ed eccola lì allora, pronta a fare capolino all’ombra della Madonnina, a salire con noi sul tram, a girare insieme agli ultimi costumi da bagno nella lavatrice in centrifuga.

Da prestazione, da rientro, da conclusione di un periodo a cui erano stati attribuiti poteri magici e salvifici. Ma anche da resa dei conti e da desiderio impellente di novità, di gratificazione, di meritato successo.

È lei: l’ansia.

Che si fa? Si soccombe? La si combatte? La si ignora per incontrarla in forme diverse?

A meno che non si tratti di uno stato d’animo nuovo e legato a un evento specifico – per cui vale la pena fermarsi e approfondire all’interno di un percorso psicologico – siamo sempre noi i maggiori esperti delle nostre emozioni.

Sappiamo cosa sentiamo, l’intensità di ciò che proviamo, la forza (o la mancanza di energie) che ne consegue.

Riconosciamo quella condizione di disagio che settembre ci consegna ogni anno.
Abbiamo segreti per affrontarla?
Negli anni abbiamo sviluppato la capacità di tollerare la tristezza da rientro e trasformare l’ansia in stimolo?

Se sì, partiamo da lì. Da noi.

Oppure mettiamoci in gioco, usciamo dal guscio della lamentela, dal torpore della nostalgia del tramonto in riva al mare.

Come?

Portiamo con noi i ricordi.
Inseriamoli nelle esperienze meravigliose che abbiamo vissuto, facciamoli diventare luoghi sicuri, da visualizzare quando il panico ci assale e lo stress incombe. La vita non è lineare: la scansione in fasi è una convenzione. I nostri tempi non coincidono sempre con quelli delle stagioni. Rendiamo i passaggi graduali, integriamo emozioni e cariche positive nella nostra identità.

Stiamo con i piedi per terra.
Poniamoci piccoli obiettivi: accessibili, misurabili, raggiungibili.
Sognare di frequentare la palestra ogni giorno per i prossimi dodici mesi o di cambiare improvvisamente tutti i nostri atteggiamenti negativi rischia di trasformarsi in un boomerang. Non siamo supereroi: si può avere successo anche senza strafare.

Ricorriamo alle care, vecchie e utilissime liste to do.
Può sembrare pragmatico e poco poetico, ma aiuta a mappare un territorio che altrimenti sarebbe troppo vasto. Mettere nero su bianco, con una scadenza, ciò che ci tormenta impedisce all’ansia di nutrirsene e di trasformarsi in panico.

Infine, ricordiamoci che spesso siamo molto più bravi di quanto crediamo nell’adattarci e nel riprendere il ritmo, riscoprendo la forza delle routine quotidiane che negli anni abbiamo costruito.