Recensione di “Un ragazzo normale” di Lorenzo Marone
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Recensione di “Un ragazzo normale” di Lorenzo Marone (Feltrinelli)
Uno sfondo luminoso, un filo dei panni che richiama le strade e i cortili del Sud, un lenzuolo rosso ciano pronto per essere indossato nella lotta contro il crimine e degli ingombranti – quanto fuori moda – sandali impreziositi da strisce di velcro.
Questa è la copertina del nuovo libro di Lorenzo Marone, Un ragazzo normale, pubblicato da Giangiacomo Feltrinelli Editore, che racconta la storia di Mimì, dodicenne dal cuore gonfio di ammirazione per chi sa vivere il mondo con esperienza e magia, sfidando luoghi comuni e paure.
Siamo nel 1985, un anno rimasto nella memoria collettiva anche per la straordinaria nevicata che ancora oggi riaffiora sfogliando album ingialliti. Mimì affronta le sue fatiche adolescenziali nel quartiere napoletano del Vomero, in un piccolo appartamento condiviso con una famiglia tipicamente italiana, nello stesso stabile in cui viveva il giornalista Giancarlo Siani, ucciso dalla Camorra per le tesi sostenute nella sua attività per Il Mattino.
Dall’incontro con “il ragazzo Giancarlo”, Mimì trae ispirazione per le sue scelte quotidiane: da un lato idealizza l’immagine di un superuomo che sa sempre cosa fare, dall’altro comprende che la vera magia risiede nella normalità e nell’esercizio costante di viverla al meglio.
«Le cose, Mimì, possono cambiarle solo gli uomini.
Il male viene dagli uomini e solo gli uomini possono combatterlo.
Più che di eroi, c’è bisogno di gente che ci creda,
persone che aspirino a cambiare le cose in meglio.»
È questa la stessa impressione che si ha ascoltando Lorenzo Marone raccontare i suoi personaggi e il processo creativo del romanzo: una scrittura che nasce dall’osservazione attenta del mondo interno e relazionale.
Ho assistito alla presentazione in anteprima del libro in casa editrice e, per tutta la durata dell’incontro, mi sono chiesta quanto di autobiografico ci fosse in Mimì, al di là delle coordinate spazio-temporali condivise. Forse, però, la domanda più corretta è un’altra: quanto di ognuno di noi – bambini o adolescenti degli anni ’80 – vive in quel ragazzino ammaliato da Sabrina Salerno, intimorito dai fuseaux fluo della sorella, in attesa dell’amico che citofona o fischia sotto casa per scendere a giocare.
Marone ammette di aver portato molto di sé nelle pagine del romanzo: l’amore per i libri, la vita a Napoli in un quartiere borghese, il frastuono emotivo causato dall’omicidio di Siani, la consapevolezza che la città non fosse solo lo scenario delle prime volte, ma anche un luogo complesso e contraddittorio.
Il microcosmo relazionale che emerge è fatto di legami imperfetti: un padre evitante, un nonno amato ma distante dai sogni del protagonista, figure maschili percepite come appartenenti a un altro mondo, un’amicizia importante eppure aliena.
Solo “il ragazzo Giancarlo” riesce a far sentire Mimì compreso, incoraggiato, sostenuto nei suoi esercizi di curiosità scientifica e di allenamento alla scrittura come forma di comunicazione e piacere.
«Allenati ogni giorno a essere umano.
Impara ad apprezzare la tua vulnerabilità.
Ti servirà anche nella scrittura. Credimi.»
Il rapporto con l’amore risente dell’insicurezza e del batticuore tipici delle prime cotte adolescenziali. Parlare di normalità, a questo punto, diventa quasi inevitabile, come suggerisce lo stesso titolo.
Ho chiesto all’autore in cosa lui e Mimì differissero maggiormente. La risposta è stata il coraggio, pronunciata non d’impulso ma dopo una riflessione profonda, visibile anche nella diretta Facebook dell’incontro.
«Ho sentito dire che i dolori ti restano sul volto e ti rubano il sorriso,
invece io credo che siano molto più riconoscibili le rinunce.
Sono loro a deformarti i lineamenti,
a incattivirli, a prendersi un pezzetto di pelle ogni volta.»
“Oggi lo definiremmo nerd”, afferma Marone parlando di Mimì e del suo linguaggio ricercato.
“Io lo definirei un romantico”, ribatte l’editor Feltrinelli.
Personalmente, non credo ci sia una grande differenza tra le due cose.
Leggete questo libro: la tenerezza e l’ostinazione intelligente di Mimì vi si appiccicheranno addosso, senza chiedere permesso.
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