Che rapporto avete con i supereroi?
Leggete le loro gesta nei fumetti? Li seguite al cinema o nelle serie TV?
Li sentite vicini o vorreste che venissero schiacciati dalle forze che perennemente tentano di contrastare perché vi sembrano troppo lontani dalla realtà?
La scorsa settimana, durante il mio incontro mensile di supervisione di gruppo – uno spazio di formazione, apprendimento, crescita clinica e confronto di cui vi parlerò prima o poi – tra un’ipotesi di lettura di un caso e l’altra, seguendo associazioni creative tutt’altro che campate per aria, ci siamo trovati a parlare dell’equilibrio psichico degli eroi dotati di superpoteri.
Non certo per puro diletto, quanto piuttosto come metafora di tutte quelle situazioni in cui l’essere umano, nello svolgimento dei suoi compiti evolutivi e sociali, si trova ad affrontare la realtà percependosi solo, salvifico e fortemente ingaggiato dalle responsabilità derivanti dai propri talenti.
Supereroi e solitudine
Da Superman a Spiderman, passando per Batman e Capitan America, fino ad arrivare anche a SuperPippo e Paperinik: tutti celebri per forza, astuzia, caparbietà e per la capacità di utilizzare strumenti magici e doti straordinarie.
Nella caratterizzazione di questi personaggi non è difficile individuare una comune inquietudine emotiva e relazionale, quasi sempre legata a un passato turbolento: famiglie di origine segnate da perdite, abbandoni, traumi o da una funzione genitoriale fragile.
Il tema della maschera e della solitudine che essa genera attraversa gran parte delle loro storie.
Non è pensabile non rispondere alla chiamata, non è possibile arrivare tardi quando il segnale luminoso si accende o quando le richieste di aiuto irrompono nella quotidianità.
Lotta contro i cattivi, contro il pregiudizio, contro i demoni interiori. Una battaglia continua per contenere il dolore generato dalla perdita, dall’abbandono, dalla corruzione che si è insinuata nella mente.
E allora viene spontaneo pensare: “Poveri supereroi”.
Non possono dire di no, non possono scegliere, non possono condividere davvero il peso dell’identità segreta e di una vita vissuta sempre in secondo piano.
Quando il supereroe è una persona comune
Molte persone, ben lontane da scudi magici e mantelli, vivono una condizione simile: uomini e donne che si sentono intrappolati in una definizione di sé non scelta, convinti di dover reggere sulle spalle il destino altrui.
È qui che diventa interessante spostare lo sguardo e chiederci cosa accade se osserviamo il supereroismo da un altro punto di vista: quello dei familiari e delle persone amate.
E chi vive accanto al supereroe?
Che ne è del punto di vista di Mary Jane, Lois Lane, Betty Ross, Paperina, Alfred, Pepper Potts?
Perché l’eroe sente su di sé la responsabilità di una scelta univoca?
Perché non condividere intenti, azioni, fatiche?
Perché non lasciare all’altro libertà di scelta?
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