Nell’ambito di una professione così articolata e affascinante come quella psicologica non sono infrequenti confusione e smarrimento da parte dei non addetti ai lavori nel definirne le caratteristiche: Chi è lo psicologo? Che cosa fa? Come lavora?
Per non parlare delle attività svolte da tutte quelle figure non iscritte ad alcun ordine professionale, ma che il mercato colloca nel grande contenitore delle professioni di aiuto.
Più confusione, meno chiarezza, maggiore possibilità di farsi un’idea errata del lavoro dello Psicologo e quindi difficoltà a guardare con fiducia e apertura chi promuove il prendersi cura della propria mente come attività quotidiana.
Per evitare di cadere in questa trappola e per avvicinare anche i più diffidenti al mondo della psicologia, l’Ordine degli Psicologi della Lombardia ha realizzato una campagna di informazione e prevenzione dal titolo “10 PREGIUDIZI SULLO PSICOLOGO. Breve viaggio alla scoperta dei falsi miti che circondano la figura dello psicologo”.
All’interno delle cartoline distribuite alla popolazione e ad oggi disponibili anche presso la Casa della Psicologia di Milano è riportato un decalogo delle credenze erronee attualmente più diffuse.
Eccole di seguito:
1. Lo psicologo è per i matti
Non solo quadri psicopatologici complessi e disturbi importanti sono le aree di intervento dello psicologo. Oggi si lavora anche a scuola, nel campo del benessere organizzativo e aziendale, nel mondo dello sport. E dimentichiamo che un percorso psicologico può anche essere intrapreso da chi desidera conoscersi un po’ di più e approfondire alcune aree della propria personalità.
2. Lo psicologo è per i deboli (e io voglio farcela da solo)
Come se la fatica, la sofferenza e gli ostacoli di un percorso in solitaria facesseo crescere e fortificare. Nessuno si merita di soffrire quando potrebbe, con il sostegno giusto, individuare la strada più sana e gratificante. Il mito della forza lascia il tempo che trova di fronte alla responsabilità di volersi bene e di far star bene le persone intorno a noi.
3. Lo psicologo potrebbe manipolare la mia mente
Il timore di poter essere imbrogliati, circuiti e sfruttati indirizza spesso le nostre scelte e influenza la visione che si ha dei professionisti e del proprio lavoro, soprattutto in un mondo così personale come quello psicologico. Il Codice Deontologico degli Psicologi impone ai propri iscritti di operare nel rispetto e interesse del paziente, di tendere al suo benessere e al raggiungimento del cambiamento, in un’ottica di tutela del paziente/cliente stesso.
4. Io sono fatto così (e cambiare è impossibile)
A fronte di una quota di temperamento e predispozione innati, la maggior parte delle nostre azioni avviene sulla base di scelte personali che compiamo esercitando una volontà. La responsabilità di scegliere è sempre del soggetto, anche quando questo si sente in trappola e senza scampo: il lavoro psicologico aiuta proprio a trovare una soluzione a questa condizione di rigidità.
5. Nessuno può capire il mio dolore
Tantomeno un perfetto sconosciuto che non sa nulla di me. Sentirsi lontani da tutto e tutti è il primo passo verso la sofferenza e la distanza emotiva. Lo psicologo, grazie alla sua specifica esperienza e formazione continua e all’empatia, può fornire un supporto anche se non ha vissuto in prima persona la stessa esperienza.
6. È impossibile risolvere problemi concreti solo parlando
Questo pregiudizio nasce nel contesto della medicina occidentale nel quale siamo immersi, per cui a fronte di una diagnosi si deve fare qualcosa di molto concreto, che sia una terapia fisica o farmacologica. In realtà il linguaggio è la via maestra per il cambiamento, fornisce molteplici letture della realtà e permette di entrare in relazione con il mondo esterno, costruendolo.
7. La psicoterapia dura troppo
Anche in questo caso il pregiudizio deriva dal mito che vede la terapia come un lavoro ad ogni costo lungo, impegnativo oltremodo e faticoso per chi lo compie. Non è per forza così: esistono infatti anche i colloqui di consulenza che aiutano a definire e ad orientarsi nel problema e gli approcci di psicoterapia breve e focalizzata su nuclei tematici specifici che si concretizzano in tempi ridotti. E poi certo, esistono anche le psicoterapie di lunga durata.
8. Lo psicologo costa troppo
Gli psicologi non lavorano solo in contesti privati, ma operano anche nel servizio pubblico, presso le strutture convenzionate e spesso possono offrire tariffe agevolate anche nel proprio studio.
9. Perché rivolgersi a uno psicologo quando posso parlare con un amico?
La maggior parte delle persone che avanza questa obiezione è portata a pensare che la disponibilità di un amico/parente ad ascoltare il proprio sfogo sia sufficiente a stare meglio. Posto che questo può sicuramente essere vero nelle intenzioni, non è paragonabile alla garanzia di attenzione, concentrazione sull’altro e gestione delle dinamiche emotive e di cambiamento che il professionista è in grado di offrire. Inoltre, la neutralità e la formazione dello psicologo sono garanzia di un colloquio che va al di là dei consigli ricevuti dal parente/amico.
10. Ah…sei uno psicologo?!
Interpretazione dei sogni, illusione di sapere cosa ci sia dietro ad uno sguardo, fascino, curiosità, ma anche tanti luoghi comuni. Lo psicologo non è un mago, non ha poteri paranormali e conduce un’esistenza come tutti gli altri esseri sociali, fatta di lavoro, ma anche di momenti personali e di svago. Insomma, è un essere umano!
Come si può notare, si passa dalla negazione e minimizzazione del proprio problema all’entusiasmo per l’incontro con un professionista a cui porre quesiti ai limiti della chiaroveggenza (es. interpretazione dei sogni al di fuori del lavoro clinico).
D’altronde, se il pregiudizio è così condiviso, la categoria degli psicologi non può far altro che promuovere un’idea corretta della professione mettendosi in ascolto dell’altro ed evitando proprio le trappole che tenta di combattere!
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