Il custode

Niccolò Ammaniti, Einaudi 2025

Non è sicuro. E lo sai che non è contenta di stare sola. Lei sa tutto, se ci siamo e non ci siamo, se siamo felici o no. Sono preoccupata, in questo periodo è strana, l'ultima volta che l'ho lavata i serpenti sembravano impazziti. E tu, Nilo, ci devi aiutare, non sei più un picciriddo. Lo capisco che vuoi uscire, divertirti. Anche io alla tua età ero come te, poi ho capito le priorità. Noi ci dobbiamo sacrificare per lei

C’è una capacità degli scrittori che ammiro particolarmente, quella di essere riconoscibili non solo nella forma della prosa e nello stile del linguaggio, ma anche nelle emozioni che sono in grado di suscitare nel lettore.

Leggere due righe di Ammaniti è rassicurante perché con lui non si torna a casa, ma si finisce per tornare esattamente in quelle case che dovrebbero essere protettive e invece devastano, spaventano, si muovono nelle pieghe dei non detti.

Il Custode è esattamente questo, la rassicurazione di non essere al sicuro, di vedere un adolescente come i suoi predecessori Ammanitiani (da Pietro Moroni a Cristiano Zena) alle prese con degli adulti sempre più grotteschi, caricaturali, da commedia dell’arte, eppure feroci e capaci di ogni trauma.

Nilo, il tredicenne di questa storia nella Sicilia arretrata e arcaica, è l’emblema della precarietà dell’essere umano in evoluzione. Si muove tra le consuetudini del femminile osservato in casa e di quello incontrato fuori, stretto tra maglie di mandati familiari imperanti e inevitabili e il fascino dell’ignoto scoperto attraverso il corpo che reagisce, il cuore che si innamora, la vita che rende vivi.

Tra la madre conservatrice e depositaria del destino della sua famiglia e la zia che strizza l’occhio alla contemporaneità dissacrante, Nilo si muove sottoterra e sott’acqua, contattando quella parte antica e profonda delle sue origini, quell’angoscia interna che entra in simbiosi con il grande segreto custodito dai tre lucchetti che sbarrano la porta del bagno accanto alla sua camera.

Con un ritmo che non lascia scampo al lettore, Il Custode è un gioiello di ineluttabilità ma
al tempo stessi di speranza, di incontro tra madre e figlio, tra la storia delle origini del
mondo e il rischio di non poter contare sulla sua sopravvivenza.

E’ la presenza di adulti che non tutelano, è l’orrore che si cela tra le mura di casa, è il ribaltamento dei ruoli tra adulti e bambini, tra amore e idealizzazione, tra corpo da vedere e pelle da esplorare con il tatto.

C’è uno scopo per ognuno di noi, c’è un legame con le origini e c’è un’eredità che portiamo dentro. La speranza è di poterne essere sempre custodi e non vittime.