Come tutto ciò che sto leggendo negli ultimi tempi, anche questo romanzo è stato tirato dalla giacchetta di chi vuole paragonarlo a canoni già noti e diffusi.
Il giorno dell’ape di Paul Murray è un romanzo familiare, ma forse è più un romanzo che la famiglia la racconta. Come si forma, si incastra, si salda, si muove nel mondo e a quali vincoli assoggetta i suoi membri.
La scrittura non è letteraria in senso stretto, non risuona intensamente e non fa stare a lungo nelle parole, ma ha la preziosa dote di interessare. È piana e concreta, pur giocando sul piano emotivo.
Le generazioni osservate e messe a nudo non sono solo quelle visibili, ma esplodono dall’alto degli alberi genealogici, sono ingombranti e descrittive del presente e del futuro prossimo.
Adolescenti stupendi, ma uomini sfaccettati e dotati di senso del dolore e della difesa di sé ai massimi livelli. Un po’ di Jude St.Francis qua e là, ma soprattutto un po’ di relazione con il suo migliore amico ovunque. Nel senso più buono e caldo del termine amicizia.
Non fidatevi della quarta di copertina, che probabilmente denota solo necessità di far colpo sul lettore.
C’è ben altro, molto di più, molto diverso.
Una PsicoLettura che richiede tempo, spazio, voracità di arrivare in fondo per far quadrare cerchi che non lo possono proprio fare.
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