Quando la dipendenza da gioco d’azzardo è in famiglia. Cosa fare?
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Qualche tempo fa ci siamo occupati di come riconoscere i giocatori d’azzardo patologici attraverso l’analisi dei principali segnali da loro manifestati.
Oggi proviamo a compiere insieme il passo successivo, ovvero decidere come comportarsi una volta scoperta l’esistenza del problema.
Innanzitutto, “esplosa la bolla”, le reazioni emotive saranno senz’altro le più variegate: dall’incredulità ai conflitti carichi di rabbia, dalla sensazione di tradimento del patto coniugale alla colpevolizzazione per non essersi accorti prima di ciò che stava accadendo.
Inevitabilmente giunge un momento in cui o il familiare che ha scoperto il problema affronta il giocatore o quest’ultimo decide di raccontare la sua situazione: da ora in poi tutto prende una forma nuova.
La strategia migliore è senza ombra di dubbio quella di rivolgersi ad uno specialista, che sappia inquadrare la situazione e intervenire correttamente: esistono infatti delle strutture specifiche che si occupano di dipendenze e di gioco d’azzardo, nelle quali il lavoro di cura è articolato e realizzato secondo un approccio multidisciplinare integrato (di solito psicologico, medico e sociale).
Il Servizio Sanitario Nazionale offre, infatti, assistenza e cura per i giocatori d’azzardo patologici e i loro familiari nelle strutture dell’ASL (in Lombardia e a Milano parliamo di ATS e ASST) denominate SERD, attraverso prestazioni gratuite e riservate.
Accanto al servizio pubblico, sono presenti anche associazioni del privato sociale, che si occupano del tema e offrono assistenza e cura individuali e familiari, e professionisti privati esperti nel settore.
Non è sempre scontato e lineare che, una volta ammesso il problema, il giocatore decida di farsi aiutare, soprattutto se ciò significa doversi recare presso un centro o conoscere un terapeuta a cui dover raccontare le proprie fatiche.
Nel caso in cui dovesse esserci opposizione in questo senso una possibilità è rappresentata dal medico di base: se il rapporto con il curante è di fiducia e di accoglienza, il giocatore potrà prendere in considerazione più facilmente l’idea di aprirsi e lasciarsi consigliare nella scelta di un trattamento specifico.
Se permane una certa ostilità alla cura o i tempi di presa in carico psicologica si allungano è necessario che l’intervento tra le mura domestiche si concentri nell’immediato su tre piani fondamentali:
1. Relazionale
Liti furiose, fiducia tradita, ricatti e ripicche, frasi rinfacciate e aggressività non possono essere ignorati, ma non fanno altro che esasperare gli animi e amplificare le emozioni negative. Può aiutare una sorta di patto di “congelamento emotivo” fino a che non si avrà la prima visita e il mantenimento del problema in una dimensione protetta, per evitare fraintendimenti, vergogne non gestite e possibili etichettamenti.
2. Economico
Con il consenso del giocatore e dopo un accordo ragionevole, sarebbe bene individuare un membro della famiglia o una persona cara che gestisca il denaro quotidiano (contanti, carte bancomat e di credito) e metta in sicurezza il patrimonio attraverso una ricognizione delle possibili entrate del giocatore. Questo non impedisce in assoluto di avvicinarsi all’azzardo, ma è un primo tentativo di protezione e di allerta. Ricordare in questa sede che nessuna urgenza economica giustifica l’assoluta necessità di muoversi con del denaro è inevitabile.
Un esempio? Mi viene spesso chiesto come fare se si rimane a piedi con l’auto e si hanno solo pochi euro nel portafoglio: ammesso che il carroattrezzi non sia già compreso nella polizza assicurativa stipulata, basterà chiamare un taxi e farsi portare all’indirizzo della persona che in quel momento sta gestendo i soldi del giocatore! E i soldi per la benzina o la spesa? Esistono carte prepagate spendibili solo in alcuni esercizi commerciali e per determinati prodotti.
3. Debitorio
Non sempre, ma nella maggior parte dei casi, il giocatore ha contratto debiti formali (finanziarie, prestiti bancari, carte di credito revolving, altre soluzioni creditizie, …) e informali (parenti, amici, gestori dei bar e delle ricevitorie, edicolanti, usurai, … ). Avere chiara la situazione in questo senso aiuta a non farsi cogliere impreparati e a decidere con dei professionisti da che parte iniziare ad agire. Può essere molto utile elencare tutti i creditori e annotare gli importi dovuti a ciascuno.
Tutte queste misure pratiche, emotive e relazionali possono tamponare la ferita provocata dal problema, ma risulteranno ben presto deboli e fallimentari se non accompagnate da un intervento psicologico specifico che vada ad individuare il contesto entro il quale si è sviluppata la dipendenza.
Inoltre, il rischio di una gestione economica prolungata non condivisa da un operatore specializzato sul tema può sfociare in uno sterile esercizio di controllo e potere da parte del familiare e in un peggioramento della situazione emotiva del giocatore.
Contatti utili
Di seguito riporto i link ai siti dei servizi pubblici della città di Milano e provincia che si occupano del trattamento del GAP – Gioco d’Azzardo Patologico – e ad un paio di associazioni del privato sociale con cui collaboro, che offrono accoglienza, orientamento e consulenza legale.
Se risiedete altrove, se volete informazioni sulle strutture della vostra zona o se avete dubbi e richieste lasciate un commento o inviatemi un messaggio alla pagina Contatti.
Milano città:
– ATS Milano – Agenzia di Tutela della Salute della Città Metropolitana di Milano
Milano provincia:
– ASST Melegnano e della Martesana
– Associazione DIF Difesa in Famiglia – Milano
– Associazione AND Azzardo e Nuove Dipendenze – Gallarate (VA)
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