Vi capita mai di prepararvi ad un evento, qualunque esso sia, con un’aspettativa molto alta e di doverla ridimensionare del tutto di fronte alla realtà? O di leggere rutilanti descrizioni di esperienze che invece voi percepite come fuocherelli di paglia?
Ecco, se penso alla mia visita alla mostra REAL BODIES – Scopri il corpo umano, allestita presso lo Spazio Ventura di Milano Lambrate e prorogata fino al prossimo 19 marzo, provo esattamente quelle sensazioni.
Da quando è stata comunicata la data di apertura dell’esposizione record di incassi in molti paesi al mondo e già ospitata a Milano anni fa, in rete non si è fatto altro che parlare dell’effetto sconvolgente che i cosiddetti “cadaveri” avrebbero avuto sui visitatori. Malessere alla vista degli organi, facilità a lasciarsi impressionare dal contrasto tra i differenti materiali di cui è composto il nostro corpo, difficoltà a gestire la presenza di sezioni umane sane e malate davanti a sé.
Settimane fa alcuni giornali online hanno anche pubblicato le stime dei malori occorsi nei padiglioni e qualche collega si è persino lanciato nell’analisi delle correlazioni tra gli svenimenti, il sesso o l’età del visitatore e la sala che stava osservando. Ad esempio, è stata riportata a una possibile connessione tra le visitatrici e gli svenimenti nel padiglione dei feti e della riproduzione in seguito a possibili aborti subiti, così come sono state avanzate ipotesi di difficoltà a seguire il percorso da parte di ragazzini al di sotto dei 12 anni perché non ancora pronti a gestire il concetto di morte e di corpo che segue un funzionamento scientifico preciso.
Come sostiene il saggio nonché statistico fidanzato di una cara amica e collega, però, ad ogni mostra, evento o manifestazione con una frequenza così elevata è prevedibile registrare un numero di svenimenti o malesseri significativo e proporzionale alla frequenza stessa, che quindi ha a che fare con motivazioni soggettive e non relative al “potere magico” di ciò che viene osservato!
Sgonfiando il clamore mediatico intorno alla mostra e sfrondando i luoghi comuni che vogliono l’esposizione come un insieme di corpi dissacrati e piegati al mero effetto scenico, cosa ne rimane?
Per quanto mi riguarda la parte migliore dell’evento: il fascino del funzionamento, la vicinanza con la dimensione di efficienza e di perfezione complessa di cui siamo portatori.
Il visitatore è accompagnato nel percorso di scoperta del corpo umano attraverso l’incontro con i differenti sistemi in esso presenti (scheletrico, muscolare, digerente, cardiocircolatorio, respiratorio, riproduttivo, nervoso e immunitario), la descrizione minuziosa del loro operato, la presenza di alcuni fun facts e aneddoti (tatuaggi, protesi estetiche, protesi sessuali) e il confronto con la malattia e i danni fisici.
In più punti sono evidenziati i concetti di prevenzione e cura di sé, attraverso il mantenimento di uno stile di vita sano e la promozione dell’attività fisica e sportiva in generale.
Il posizionamento dei corpi in scene di vita quotidiana li rende ancora più realistici senza mai ridicolizzarli, permettendo quel processo di immedesimazione che probabilmente non avrebbe luogo se fossero semplicemente adagiati su un lettino.
Ho trovato l’esperienza affascinante, non nel senso emotivo del termine, né in relazione allo stupore o alla maestosità che si può immaginare di provare dinnanzi ad una scultura, un dipinto, una visione dall’alto di una città. Per una volta ho percepito che quella sensazione di sconvolgimento e di pienezza che ricerchiamo nelle novità e nello straordinario è stato possibile ottenerla grazie alla precisione e all’equilibrio di una macchina potenzialmente perfetta già in nostro possesso.
Non avrei mai immaginato di rimanere parecchi minuti ad osservare compiaciuta un intestino o di riflettere sulla gestione dello spazio tra gabbia toracica, polmoni e diaframma.
Eppure così è stato.
Ed è bello sapere che a volte, quando l’amore, gli affetti, le relazioni e le emozioni ci schiacciano con il loro peso possiamo contare su un sistema che ne è sì influenzato, ma che tende per definizione alla sopravvivenza e all’evoluzione.
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