Recensione graphic novel Tunuè “Octave”. Storie di mare, coraggio e amicizia
Home » Libroterapia relazionale » Recensione graphic novel Tunuè “Octave”. Storie di mare, coraggio e amicizia
Avete presente l’attenzione per la protezione e la sicurezza dei più piccoli rappresentata dalle forbici con la punta tonda che si usano alle elementari? Quella percezione di dettaglio su misura che ci fa guardare questo strumento con tenerezza?
Ecco, la prima volta che in libreria a Milano ho visto una copia della collana Tipitondi della casa editrice Tunuè ho provato quella stessa sensazione di delicatezza, complice il fatto che i volumi in questione si presentano con gli angoli delle pagine volutamente “stondati”, a sottolinearne proprio tale caratteristica.
Tra le tante proposte di questa collana dedicata ai fumetti per bambini e ragazzi, mi sono lasciata conquistare dalla copertina di Octave, un volume per fanciulli dai 7 anni in su, scritto da David Chauvel e disegnato dall’illustratore Alfred.
La storia è piuttosto semplice, come tante pensate per i ragazzini che stanno crescendo e che si trovano ad affrontare piccoli compiti quotidiani ricorrendo all’ausilio della fantasia, ma assolutamente non banale poiché l’elemento magico riesce a rendere speciale la narrazione.
Ci troviamo in una piccola isola della costa francese e facciamo la conoscenza di un bambino vivace e dal cuore grande, coccolato dall’affetto della madre e dei nonni paterni, ma annoiato dalla scuola e dagli impegni che lo distraggono dalle sue attività di gioco.
Attraverso il rapporto problematico con il mare che gli ha portato via il padre pescatore, Octave vive quattro avventure fantastiche, una per stagione dell’anno, che lo vedono coinvolto nel salvataggio di animali acquatici in pericolo, meravigliosamente pronti a lasciarsi amare anche dal lettore.
L’aiuto iniziale prestato al capodoglio raffigurato sulla copertina lo renderà famoso nel mondo marino e gli permetterà di incontrare e fare amicizia con un’orata reale che non gli è mai piaciuta, un pinguino papua che lo metterà nei guai con la scuola e una sula bassana (se anche voi come me non sapete cosa sia immaginate una specie simile ad un gabbiano) volitiva, ma leale.
Le gesta del piccolo non hanno natura eroica o supernaturale, nonostante si muovano nel campo della fantasia; piuttosto descrivono quella condizione di purezza e autenticità presenti in ogni fanciullo, anche quando si tratta di fare i conti, volenti o nolenti, con le regole familiari, le lezioni scolastiche, le difficoltà con il gruppo dei pari e la tendenza ad una sana pigrizia.
Octave è un bastian contrario noiosetto e scontroso, che mostra però coraggio da vendere e disponibilità ad aiutare l’altro, anche quando questo significa affrontare pericoli e paure.
Il rifiuto di avvicinarsi al mare nonostante la casa in cui abita si trovi direttamente sulla costa e la distanza da tutte quelle attività che possono avere a che fare con l’elemento marino sono mascherate da scuse “il mare è freddo, bagnato e puzza”, che spesso i piccoli si trovano a costruire per non affrontare ciò che li spaventa davvero.
La paura del mare per Octave non è solo la paura della profondità spesso presente nei bambini o la vergogna di non saper nuotare. Qui rappresenta anche la paura del proprio mondo, di ciò che costituisce le proprie giornate, che costringe a lasciare i giochi della cameretta calda e sicura per seguire gli amici con cui ci si sente talvolta a disagio.
Eppure il richiamo alla natura è fortissimo in questo testo e rimanda al desiderio del protagonista di lasciarsi coinvolgere dalla vita esterna, di sperimentarsi in un mondo che può fare paura, ma che pare avere anche molto da offrire.
Il ruolo dei nonni è fondamentale da un punto di vista affettivo (il nonno Marcel è di una simpatia e dolcezza commoventi) e di memoria familiare, e la mamma, impegnata con il lavoro e solo apparentemente svampita e poco concentrata sul figlio, si fa sentire secondo una modalità energica e in linea con ciò che da lei ci si aspetta sul piano educativo.
È vero che il mare ha portato via il papà, ma è lo stesso elemento naturale che, attraverso i suoi abitanti e i contenuti dei sogni, gli permette di trovare le risposte che cerca e di proseguire con la sua crescita.
Il tema della perdita del padre fa da sfondo a tutte e quattro le avventure: ogni membro della famiglia lo ricorda con amore ed esprimendo il proprio dolore in modo diretto, ma misurato, permettendo al piccolo di ricordare la sua figura e di vedere negli adulti vicini una sofferenza che li rende ancora più amorevoli e autentici nei suoi confronti. Se ne parla e soprattutto se ne può parlare, lanciando il messaggio che la condivisione di emozioni tra grandi e piccini costituisce un fattore protettivo per la costituzione di stima e fiducia in sé e negli altri.
È una storia di ostacoli e coraggio, di umiltà e di tenerezza, ma è anche una bellissima lettura da fare con i propri figli sulla capacità di spendersi per gli altri anche quando sarebbe più facile e rassicurante girarsi dall’altra parte e fare finta di niente.
David Chauvel – Alfred – Walter, Octave, trad.di Stefano Andrea Cresti
Ed. Tunuè, collana Tipitondi, euro 16,90 per lettori 7
Potrebbe interessarti
Una psicologa a New York: visita all’Ackerman Institute for the Family
In una meravigliosa mattinata primaverile, tra la rigogliosa natura floreale
A proposito delle palme in Piazza Duomo a Milano
Questo è un blog di psicologia e le questioni botaniche
Real Bodies a Milano: svenimenti, impressionismo, equilibri perfetti
Vi capita mai di prepararvi ad un evento, qualunque esso